C’è un film che nel 1998 non vinse nessun premio importante, non fu un successo al botteghino e ricevette critiche contrastanti. Eppure, a distanza di oltre vent’anni, Il grande Lebowski è diventato uno dei cult più amati e citati della storia del cinema. Diretto dai fratelli Coen, il film ha superato ogni previsione grazie a un passaparola instancabile e a un personaggio iconico come il Drugo, capace di imprimersi nell’immaginario collettivo come simbolo di uno stile di vita alternativo, rilassato, fuori dagli schemi. Ma pochi sanno che da questa filosofia è nata anche una vera e propria religione: il Dudeismo, ufficialmente nota come Church of the Latter-Day Dude.
Fondata nel 2005 da Oliver Benjamin, giornalista americano e oggi conosciuto come il Dudely Lama, questa chiesa parodica (ma neanche troppo) si ispira ai principi incarnati da Jeffrey “The Dude” Lebowski: prendersi la vita con calma, non lasciarsi travolgere dal caos, rimanere fedeli a sé stessi e a un White Russian bevuto con filosofia. Secondo le fonti, il movimento conta oggi centinaia di migliaia di aderenti nel mondo, con oltre 450.000 ordinazioni ufficiali come ministri. Il sito ufficiale della chiesa fornisce testi sacri, linee guida, materiali per cerimonie e persino un calendario delle festività dudeiste. Il 6 marzo, giorno in cui il film uscì nelle sale americane, è celebrato come il “Day of the Dude”, una sorta di Natale in accappatoio.
Ciò che stupisce è la coerenza interna del Dudeismo: non è solo una gag, ma una filosofia ispirata al Taoismo, all’Epicureismo e ad alcune letture del pensiero zen. Il film, del resto, presta perfettamente il fianco a questa interpretazione. Il grande Lebowski racconta la surreale disavventura del Drugo, disoccupato appassionato di bowling e cocktail, che viene coinvolto per errore in un intrigo da noir losangelino dopo essere stato scambiato per un milionario omonimo. Il Drugo, interpretato da Jeff Bridges in una delle sue prove più memorabili, affronta tutto con un’imperturbabilità disarmante, circondato da personaggi eccentrici come l’ossessivo Walter (John Goodman) e il dolce Donny (Steve Buscemi). Nonostante gli imprevisti e la violenza, non si scompone mai davvero: lascia che il mondo accada e, nel farlo, diventa simbolo di resistenza all’ansia contemporanea.
Il film è diventato oggetto di culto anche grazie alla sua struttura volutamente caotica, ai dialoghi diventati meme e a una colonna sonora perfetta. Ma soprattutto per quel suo centro filosofico inatteso: un protagonista che non vuole nulla, non si impone, non cerca la vendetta. Il Drugo è un antieroe assoluto, e proprio per questo ha conquistato milioni di fan. Come scrisse il Guardian, «la cosa più scioccante è quanto sia logico che sia nata davvero una religione ispirata a lui». E in effetti, tra matrimoni officiati da ministri dudeisti e conferenze sul pensiero del Drugo, il culto è più vivo che mai.
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