«Un allucinante viaggio all'inferno»: questo sottovalutato horror sci-fi è un'incubo che non lascia scampo
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«Un allucinante viaggio all’inferno»: questo sottovalutato horror sci-fi è un’incubo che non lascia scampo

Alla sua uscita questo film fu considerato troppo estremo, ma nel tempo è riuscito a diventare un cult cinematografico

«Un allucinante viaggio all’inferno»: questo sottovalutato horror sci-fi è un’incubo che non lascia scampo

Alla sua uscita questo film fu considerato troppo estremo, ma nel tempo è riuscito a diventare un cult cinematografico

un frame del film horror Punto di non ritorno

Nel 1997, un anno che vide alternarsi sul grande schermo film del calibro di Titanic, Men in Black e Il quinto elemento, passò in sordina un allucinante horror di stampo sci-fi che venne ingiustamente ignorato dal pubblico e stroncato dalla critica.

Questo non ha però impedito a questo film di diventare un cult, regalando una visione alimentata da incubi e orrori che ancora oggi perseguitano chi ha avuto il coraggio di guardarlo. Stiamo parlando di Punto di non ritorno (Event Horizon), diretto da Paul W.S. Anderson, futuro architetto dell’universo cinematografico di Resident Evil che, in questa occasione, potè affondare per la prima volta le mani nell’orrore cosmico, facendolo con un’intensità che non lascia scampo.

Quello che a prima vista sembra essere uno sci-fi spaziale si trasforma ben presto in una lenta e inesorabile discesa nella follia, mescolando body horror, allucinazioni e suggestioni lovecraftiane, muovendosi tra Alien e Hellraiser per creare qualcosa di unico e maledettamente inquietante. Un’esperienza che nel tempo è stata rivalutata dal pubblico come “un allucinante viaggio all’inferno“.

La trama parte da un’idea semplice, ma decisamente d’impatto: l’astronave Event Horizon, scomparsa sette anni prima durante il test di un rivoluzionario motore gravitazionale, ricompare misteriosamente vicino a Nettuno. Una squadra viene inviata a indagare, ma ciò che trova a bordo è peggio di qualsiasi incubo. Sangue, urla in latino registrate nei log, e filmati frammentati che sembrano suggerire eventi al di là di ogni umana concezione. In effetti Event Horizon non ha semplicemente fatto ritorno, ma ha portato con sé un pezzo di un altro universo. E quello che vi alberga non è solo metallo e circuiti, ma qualcosa di vivo, oscuro e senziente.

Il film non risparmia nulla. Simbolismo religioso, visioni traumatiche, incubi che scavano nelle ferite emotive più profonde dell’equipaggio. La nave stessa, con la sua architettura d’ispirazione gotica non è solo un’ambientazione ma bensì un personaggio, che osserva, manipola.. e si nutre.

Il tutto è supportato da un cast sorprendentemente solido. Laurence Fishburne è un capitano pragmatico che lotta per mantenere la squadra unita, Kathleen Quinlan offre grande umanità nei panni della dottoressa Peters, tormentata dalla visione del figlio. Ma è Sam Neill a dominare la scena con il dottor Weir, creatore della nave, che scivola lentamente dalla razionalità alla completa follia, diventando il volto stesso dell’orrore.

Punto di non ritorno può inoltre vantare una sequenza entrata nella leggenda: il famigerato “montaggio dall’inferno”. Flash di torture, mutilazioni e visioni indicibili che Anderson aveva girato in una versione molto più lunga e brutale, al punto che – si vocifera – alcuni spettatori svennero alle proiezioni di prova. Lo studio impose tagli, ma ciò che resta è più che sufficiente per scuotere  il pubblico, alternando brevi lampi, caotici e disturbanti che lasciano alle suggestioni dello spettatore il compito di completare il quadro infernale.

Inutile dire che tutto questo fu giudicato come troppo estremo all’epoca della sua uscita. Nel 1997 il pubblico non era pronto a un ibrido così spietato di horror e sci-fi, focalizzato sul terrore psicologico e su un’estetica così brutale. Tuttavia, ad oggi rimane chiaro come Punto di non ritorno abbia fatto da apripista a molti acclamati franchise sci-fi videoludici, come Dead Space o System Shock.

Oltre alle sue immagini disturbanti, il film può inoltre vantare il coraggio di aver affrontato in maniera cruda e spietata temi universali come il senso di colpa, il rimpianto, la paura dell’ignoto, l’arroganza di chi vuole giocare a fare Dio. Non si tratta di alieni, ma di qualcosa di immensamente più vasto e incomprensibile, capace di stravolgere ogni intima certezza.

Ad oggi Punto di non ritorno non può certo vantare lo status di opere come Alien o La Cosa, ma rimane senza dubbio uno dei più inquietanti esperimenti horror ambientati nella fredda e mortale vastità dello spazio

Cosa ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti!

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Foto: Paramount Pictures

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