È passato quasi un anno dal suo debutto prima nelle sale e successivamente su Netflix, ma l’interesse attorno al documentario true crime The Perfect Neighbor – La vicina perfetta non accenna a diminuire. Al contrario, mentre si avvicina l’anniversario del debutto, il film diretto da Geeta Gandbhir sta godendo di un nuovo periodo di passaparola e popolarità: non solo è di nuovo in vetta tra i contenuti più visti in America, ma secondo Netflix si tratta anche del titolo più cercato dell’ultima settimana di agosto.
L’opera è arrivata prima al cinema e poi in streaming a ottobre 2025, totalizzando 16 milioni di visualizzazioni in appena tre giorni e un totale di 49 in tutto il 2025. Nel 2026, poi, la sua popolarità è soltanto aumentata, trainata anche dall’apprezzamento della critica, dal 98% di recensioni positive su Rotten Tomatoes e dalla candidatura agli Oscar come Miglior documentario. Davvero un risultato niente male, per un piccolo documentario true crime ben lontano dai budget e dalle ambizioni dei blockbuster hollywoodiani.
Ma cosa rende The Perfect Neighbor una visione così imprescindibile? Il film racconta la vicenda realmente accaduta di Ajike “AJ” Owens, una donna nera madre di quattro figli, uccisa nel giugno 2023 dalla sua vicina Susan Lorincz a Ocala, in Florida. Tra le due era nato un conflitto apparentemente futile a causa di una serie di lamentele per il fatto che i bambini di Owens giocassero in un terreno appartenente alla vicina. La particolarità dell’opera, però, risiede nella volontà di rivoluzionare la narrazione classica del genere true crime: invece che ricostruire la vicenda attraverso interviste e materiale d’archivio, la regista si affida alle registrazioni audio e video delle bodycam della polizia, raccontando la progressiva escalation con immagini crude e reali.
The Perfect Neighbor, insomma, non è affatto il classico documentario in cui i protagonisti si siedono davanti alla telecamera e raccontano a posteriori la loro versione dell’accaduto. Al contrario, lo spettatore viene catapultato nel bel mezzo degli eventi e assiste in tempo reale alla tragedia, vivendo in prima persona le telefonate e le segnalazioni alla polizia, le interazioni con i vicini e gli abitanti della cittadina, l’aumento progressivo della tensione tra le due donne e le conseguenze del tragico omicidio. Nonostante sia una storia vera, la sensazione è quasi quella di assistere a un emozionante thriller, che a partire da una disputa apparentemente insignificante travolge e sconvolge lo spettatore fino a fargli domandare come sia possibile spingersi a tanto.
Questa struttura narrativa consente a Gandbhir di esplorare numerose tematiche che permeano ancora il dibattito pubblico statunitense: il pregiudizio razziale che permane nei piccoli centri, il rapporto con la polizia e i bias che potrebbero portare le forze dell’ordine a minimizzare o a ritardare l’intervento, la questione delle telecamere di sorveglianza, il possesso delle armi e il tema della legittima difesa. Ed è proprio questa capacità di trasformare la vicenda di Ajike Owens in una riflessione sul sistema che circonda il crimine a fare in modo che l’eco di The Perfect Neighbor risuoni anche al di fuori del pubblico abituale del true crime, rendendolo uno dei più grandi successi della storia recente di Netflix.
Fonte: CBR
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