«Un cult dimenticato»: il pubblico non si dà pace per questa serie horror cancellata da Netflix dopo una sola stagione
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«Un cult dimenticato»: il pubblico non si dà pace per questa serie horror cancellata da Netflix dopo una sola stagione

Atmosfere inquietanti, un duplice punto di vista e una regia ispirata hanno reso questa miniserie una delle più amate – e rimpiante – degli ultimi anni

«Un cult dimenticato»: il pubblico non si dà pace per questa serie horror cancellata da Netflix dopo una sola stagione

Atmosfere inquietanti, un duplice punto di vista e una regia ispirata hanno reso questa miniserie una delle più amate – e rimpiante – degli ultimi anni

A distanza di oltre due anni dalla sua uscita, Archive 81 è tornata al centro delle conversazioni online, complice una nuova ondata di utenti Netflix che la stanno scoprendo (o riscoprendo) e definendo «uno dei migliori horror mai realizzati per la piattaforma». La serie, basata sul podcast cult omonimo creato da Daniel Powell e Marc Sollinger, aveva conquistato pubblico e critica con la sua atmosfera disturbante e il sapiente intreccio tra found footage, misteri occulti e fantascienza esistenziale. Tuttavia, nonostante i numeri iniziali molto promettenti, Netflix ne ha annunciato la cancellazione dopo una sola stagione, lasciando i fan con un cliffhanger che, a oggi, brucia ancora.

Archive 81 racconta la storia di Dan Turner (Mamoudou Athie), un archivista video solitario e metodico, assunto da una misteriosa azienda per restaurare una serie di videocassette danneggiate, risalenti al 1994. Le registrazioni sono opera di Melody Pendras (Dina Shihabi), una documentarista che indagava sulla vita degli inquilini del Visser Building, un palazzo newyorkese dove si verificano eventi sempre più inquietanti. Con il procedere della visione e del restauro, Dan inizia a percepire connessioni tra i nastri, i riti esoterici della comunità del Visser e la scomparsa della stessa Melody. Ma soprattutto, scopre legami profondi e inspiegabili con il proprio passato.

La serie alterna il punto di vista di Dan nel presente e quello di Melody nel passato, creando una narrazione a doppio binario, che si interseca sempre di più, fino a sfociare in un finale potentemente simbolico e carico di tensione. A emergere è un horror intimo e atmosferico, che punta più sul senso di inquietudine e sull’immaginario rituale che sul gore o sulla violenza esplicita.

Lanciata il 14 gennaio 2022 su Netflix, Archive 81 ha debuttato con numeri sorprendenti: 128,5 milioni di ore viste nei primi 16 giorni, entrando nella top 10 globale delle serie TV della piattaforma. Per alcuni giorni ha addirittura superato titoli colossali come Ozark. Eppure, il 24 marzo dello stesso anno, Netflix ha annunciato che non ci sarebbe stata una seconda stagione. Una decisione accolta con sconcerto, soprattutto perché la serie lasciava ampi margini per un prosieguo, e perché la risposta del pubblico era stata tutt’altro che negativa: su Rotten Tomatoes, la serie ha un punteggio dell’87% dalla critica e del 75% dagli utenti.

Secondo fonti come Deadline, la cancellazione sarebbe stata dovuta a un rapporto costi-benefici non ritenuto soddisfacente. Una scelta che rientra nella politica sempre più frequente della piattaforma, che tende a privilegiare prodotti immediatamente virali rispetto a quelli più lenti ma strutturalmente ambiziosi. Eppure, la delusione dei fan non si è mai spenta: a due anni di distanza, Archive 81 continua a essere oggetto di petizioni, fan theory e messaggi nostalgici sui social, segno che qualcosa, nel pubblico, ha davvero attecchito.

Uno dei motivi del fascino duraturo di Archive 81 è sicuramente la sua confezione tecnica. Alla regia di diversi episodi c’è Rebecca Thomas (Stranger Things), mentre la showrunner e produttrice esecutiva è Rebecca Sonnenshine, già autrice per The Vampire Diaries e The Boys. La fotografia cupa e straniante, l’uso sapiente del sonoro e le scelte registiche rafforzano il senso di immersione in una realtà distorta, dove i confini tra passato e presente, realtà e allucinazione, vengono costantemente sfumati.

Il cast si dimostra all’altezza delle aspettative, in particolare Mamoudou Athie, la cui performance carica di fragilità e determinazione regge da sola buona parte del peso narrativo. Anche Dina Shihabi offre una prova convincente nel ruolo di Melody, divisa tra la missione documentaristica e il terrore crescente per ciò che scopre.

A oggi, Archive 81 resta una delle cancellazioni più incomprensibili di Netflix. Aveva un concept forte, una realizzazione di qualità, una struttura narrativa solida e un fandom disposto ad aspettare. Il fatto che continui a essere riscoperta da nuovi spettatori è la prova che, anche senza marketing o rinnovo, alcune storie riescono a sopravvivere nel tempo.

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