In seguito a un accordo stretto con Vision Distribution, di cui vi abbiamo parlato qui, TimVision potrà introdurre nella propria offerta a soli 4 mesi dall’uscita nei cinema i film prodotti dalla casa di distribuzione italiana. Il primo titolo a rientrare nell’accordo è stato Come un gatto in tangenziale, divertente commedia con Paola Cortellesi e Antonio Albanese (qui la nostra recensione).
Visto il crescente interesse per il cinema, ma soprattutto il coinvolgimento sempre più importante di TimVision nell’ambito delle produzioni (la partnership con Vision Distribution comporterà anche un impegno nella realizzazione di film, serie Tv e documentari), abbiamo colto l’occasione dell’anteprima di Come un gatto in tangenziale per testare il servizio e fare un paragone con quelli che potremmo considerare ormai concorrenti diretti, ovvero Netflix e Amazon Prime Video.
Non è nostro obiettivo giudicare l’offerta, anche perché TimVision (servizio che lo ricordiamo è gratuito per tutti gli abbonati Tim Smart Casa), propone un catalogo di oltre 10 mila titoli tra film, serie Tv, documentari, entertainment kids e programmi di vario tipo, pacchetto più che apprezzabile per un canone mensile di soli 4,99 euro.
Quello che invece ci ha lasciato perplessi è il comparto tecnologico della piattaforma, ambito in cui non abbiamo potuto fare a meno di notare alcune mancanze. Abbiamo guardato Come un gatto in tangenziale utilizzando sia un laptop (con browser Safari), sia uno smartphone (iOs), ovvero gli hardware più comodi e adatti quando si fruisce un servizio di questo tipo “on the go”, ovvero in viaggio e durante gli spostamenti quotidiani.
Abituati a Netflix, notiamo che la homepage con tutti i contenuti non prevede alcuna profilazione dell’utente, ovvero non suggerisce titoli vicini ai nostri gusti, ma ha un’impostazione standard che non permette di gestire più profili tramite un solo account. Una volta fatto partire il film la prima cosa che ci ha colpito subito (in negativo) è la totale mancanza dell’opzione per utilizzare sottotitoli (assenti in qualsiasi lingua). Siamo poi passati per verificare a una produzione straniera, ma nulla è cambiato. Nessun sottotitolo, ed è possibile solo selezionare due lingue per l’audio: italiano o originale – quando ormai alcune piattaforme hanno in media 6/8 lingue selezionabili per l’audio e circa 12/14 lingue per i sottotitoli.
Su smartphone non è poi possibile scaricare il contenuto per vederlo off-line: una feature offerta da altri servizi e molto apprezzata per accedere ai contenuti dove magari non c’è segnale (ad esempio in aereo, ecc.).
Su laptop, TimVision utilizza poi il player Microsoft Silverlight che non consente di scegliere la risoluzione video (ottimizzandola magari per la propria banda), ha un’interfaccia grezza rispetto ad altri competitor, e il catalogo attualmente non include contenuti in 4K.
Un’ultima osservazione, che non riguarda il comparto puramente tecnologico ma che potrebbe disinvogliare alcuni utenti a sottoscrivere l’abbonamento al servizio TimVision è la necessità di pagare con carta di credito (la piattaforma non accetta prepagate o PayPal): non tutti (soprattutto i più giovani) ne hanno una a disposizione, e questo comporta pure l’obbligo di poter recedere dall’offerta solo via raccomandata (quando ad esempio su Netflix basta spuntare l’opzione con un click nella pagina del proprio account).
Per TimVision accordi come quello stretto con Vision Distribution sono un grande valore aggiunto e il coinvolgimento in produzioni originali, unita a un catalogo in continua espansione, potrebbe trasformarsi in una potente leva per attirare nuovi abbonati. Su lato tecnologico però la piattaforma ha ampi margini di miglioramento e c’è ancora molto da fare per raggiungere gli standard della concorrenza.
Foto: © Vision Distribution
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