Si è conclusa domenica la tredicesima edizione del Milano Film Festival. Dopo dieci giorni di proiezioni, incontri, retrospettive (tra cui quelle con Vincent Gallo e Terry Gilliam) e feste la giuria ha assegnato il premio per il miglior lungometraggio a Still Orangutans, film di debutto del brasiliano Gustavo Spolidoro. Un piano sequenza lungo 80 minuti, in cui prendono vita otto diverse storie ambientate in una giornata a Porto Alegre. Tra queste quella di un turista giapponese assiste alla morte della sua ragazza in metropolitana mentre un’;orchestra suona il samba, quella di due lesbiche che litigano con un imbolsito e ubriaco Babbo Natale, e di due amanti travolti dall’; impeto della passione. «Still Orangutans», spiega il regista, «è nato dal desidero di realizzare un lungometraggio con un unico lungo piano sequenza. Al tempo stesso c’;era l’;intento di manipolare il tempo. Mentre nella maggior parte dei casi inserire un piano sequenza significa trasmettere l’;apprensione del “tempo reale”, qui non solo lavoriamo con questo concetto, ma creiamo anche dei salti temporali tramite l’;uso dei tagli. In questo senso Still Orangoutans vaga per Porto Alegre facendo uso dell’;ellissi temporale per mostrare dei momenti nel corso di 14 ore. In questa circumnavigazione tra l’;alba e la notte incontriamo personaggi alla ricerca del desiderio a ogni costo». Vicende divertenti, ma con un retrogusto amaro che hanno meritato il premio di 5 mila euro. Tra i cortometraggi in gara è stato l’islandese Two birds ad aggiudicarsi il primo premio da 2.500 euro.  L’opera seconda di Runar Runarsson che ne firma anche la sceneggiatura mette in scena la violenza esercitata da un gruppo di adulti su un gruppo di bambini che prende parte a una festa che li condurrà alla precoce scoperta di droga, alcol e soprusi. Il Premio Aprile, assegnato dai membri del comitato di selezione dei lunghi e dei corti al film che meglio rappresenta, da tanti punti di vista, lo spirito del festival, è andato a Slow Mirror dei fratelli ungheresi Igor e Ivan Buharov che della loro commedia malinconica dicono: «Il film parla di sogni e realtà, e del sottile filo che li separa. Parla delle spiegazioni che diamo a ciò che accade e dei modi che abbiamo per affrontarlo; di sogni, ricordi, dottori e terapie…del rapporto di causa ed effetto nelle cose della vita». Per maggiori informazioni consultate il sito www.milanofilmfestival.it

Al.Za.

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