«Un pugno nello stomaco»: potreste esservi persi questa disturbante miniserie true crime sulle sette
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«Un pugno nello stomaco»: potreste esservi persi questa disturbante miniserie true crime sulle sette

Un viaggio psicologico e spirituale in un mondo dove la realtà viene piegata dalla convinzione collettiva

«Un pugno nello stomaco»: potreste esservi persi questa disturbante miniserie true crime sulle sette

Un viaggio psicologico e spirituale in un mondo dove la realtà viene piegata dalla convinzione collettiva

Heaven's gate miniserie true crime sulle sette

Nella classifica degli eventi più sconvolgenti legati al mondo delle sette, i nomi di Waco e Jonestown sono spesso i primi a venire in mente. Ma c’è un’altra storia, forse ancora più inquietante e meno conosciuta, che merita la vostra attenzione: quella della setta Heaven’s Gate. Raccontata nella docuserie Heaven’s Gate: The Cult of Cults, disponibile su Max, è uno di quei casi che non solo disturbano, ma lasciano un senso di inquietudine che persiste anche molto dopo i titoli di coda.

Diretta da Clay Tweel, la serie si compone di quattro episodi e offre un accesso senza precedenti alla storia di questo culto UFO nato negli anni ’70, che ha trovato il suo tragico epilogo nel 1997, quando 39 membri, guidati dal fondatore Marshall Applewhite, si sono tolti la vita in un suicidio di massa nella speranza che le loro anime venissero trasportate su un’astronave nascosta dietro la cometa Hale-Bopp. Una visione ai confini dell’assurdo che, proprio per questo, risulta ancora più spaventosa.

Heaven’s Gate: The Cult of Cults si distingue per l’uso di filmati inediti, girati all’interno della comunità, e per le testimonianze dirette di ex membri e dei familiari delle vittime. Viene ricostruito il lungo percorso che ha portato persone comuni, spesso in cerca di un senso o di una guida, a credere senza riserve in un uomo che affermava di essere la reincarnazione di Gesù e il tramite verso una vita eterna nello spazio.

Applewhite – carismatico, inquieto, profondamente disturbato – è il vero cuore oscuro della serie. Ciò che colpisce di più non è solo la sua figura, bensì il modo in cui riesce a creare attorno a sé una fede totalizzante, che porta decine di adulti consenzienti ad abbandonare le proprie famiglie, identità e persino il proprio corpo per un ideale astratto.

Il documentario si sofferma anche su Bonnie Nettles, cofondatrice del culto e figura fondamentale nella fase iniziale del movimento, e su come la sua morte abbia influito profondamente su Applewhite, accelerandone la deriva mistica e paranoica. La narrazione è scandita da un ritmo lento ma ipnotico, che porta lo spettatore a immergersi nel mondo chiuso e alienante della setta, fino all’epilogo nella villa californiana trasformata in teatro di morte.

Ciò che rende Heaven’s Gate: The Cult of Cults davvero disturbante è il suo rifiuto di spettacolarizzare la tragedia: non c’è mai un compiacimento nel mostrare il macabro, piuttosto il desiderio di capire come si possa arrivare a tanto. È un’indagine sulla fragilità umana, sulla sete di appartenenza, sulla ricerca di un senso in un mondo sempre più caotico. E proprio per questo è così difficile distogliere lo sguardo.

In un periodo come quello dell’inizio del 2020, quando la pandemia ci ha resi tutti più vulnerabili e isolati, il successo dei documentari true crime è esploso; titoli come Tiger King hanno catturato l’attenzione del pubblico, ma Heaven’s Gate ha offerto qualcosa di diverso: un viaggio psicologico e spirituale nell’universo delle sette, dove la realtà viene piegata dalla convinzione collettiva.

Se siete tra coloro che trovano affascinante (e inquietante) esplorare le dinamiche interne delle sette e i limiti estremi della fede, questa docuserie merita un posto nella vostra watchlist. Perché, come dimostra questa storia, non servono mostri o creature soprannaturali per provocare terrore. A volte, è l’essere umano – con la sua fede cieca, la sua disperazione e il suo desiderio di appartenenza – la creatura più spaventosa di tutte.

Fonte: Collider

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