Quando Stephen King parla, gli appassionati di horror ascoltano. E quando lo fa per elogiare un piccolo thriller indipendente, è il segnale che dietro un titolo poco noto potrebbe nascondersi una vera gemma. È esattamente il caso di The Clovehitch Killer, un film del 2018 che sta vivendo una nuova ondata di visibilità su Netflix US dopo essere stato definito dall’autore di Shining e It «insostenibilmente carico di tensione».
Diretto da Duncan Skiles, The Clovehitch Killer si muove lontano dai cliché dell’horror urlato e visivamente eccessivo, preferendo i toni più sfumati del thriller psicologico. La trama segue Tyler Burnside, un adolescente della provincia americana (interpretato da Charlie Plummer) che vive in una famiglia religiosa, tradizionale e apparentemente perfetta. Questo fino a che un giorno, rovistando tra le cose del padre Don (Dylan McDermott), scopre delle fotografie inquietanti, che insinuano un terribile sospetto: e se l’uomo fosse in realtà un serial killer?
Quella che segue non è un’indagine serrata piena di azione e colpi di scena: piuttosto, si profila agli occhi degli spettatori un viaggio nel dubbio, nell’angoscia e nell’orrore che può nascondersi dietro la normalità, in quell’America di provincia fatta di barbecue, chiesa e sorrisi di facciata. Tyler si affida all’aiuto di Kassi, una ragazza appassionata di true crime, e i due iniziano un’indagine amatoriale che svela lentamente un orrore sepolto, in un crescendo di tensione che cresce senza mai esplodere del tutto.
La storia prende spunto dal vero caso di Dennis Rader, meglio conosciuto come BTK – acronimo di “Bind, Torture, Kill” – uno dei più famigerati serial killer americani, attivo in Kansas tra il 1974 e il 1991. Rader era un padre di famiglia, un dedicato membro della comunità religiosa e un impiegato rispettato. Il suo arresto nel 2005 sconvolse l’opinione pubblica, proprio perché incarnava il volto più inquietante del male: quello che si nasconde sotto la maschera della normalità. In questo senso, The Clovehitch Killer non è un biopic, ma ne cattura perfettamente l’essenza.
Stephen King ha commentato il film in un post sui social, scrivendo: «A volte un film piccolo e ben fatto passa inosservato. È il caso di The Clovehitch Killer. L’ho trovato carico di una tensione insostenibile. Attenzione: non è per i deboli di cuore.»
Ed è proprio la sua natura “piccola” a renderlo così potente: senza budget altissimi né star hollywoodiane, The Clovehitch Killer costruisce la sua forza sulla scrittura, sulle atmosfere e su interpretazioni misurate ma efficacissime, soprattutto quella di Dylan McDermott, inquietante proprio per la sua calma apparente.
Oltre all’autorevole endorsement di King, il film ha conquistato il 79% di recensioni positive su Rotten Tomatoes, e viene spesso definito “angosciante”, “silenziosamente terrificante” e “realmente disarmante” da chi lo ha visto.
Con l’imminente rimozione dal catalogo Netflix negli Stati Uniti, The Clovehitch Killer sta attirando l’attenzione di nuovi spettatori e cinefili che, complici anche le recensioni entusiastiche sui social, lo stanno rivalutando come una delle opere più disturbanti e sottovalutate degli ultimi anni.
Cosa ne pensate? Avete visto questo thriller disturbante? Fatecelo sapere nei commenti!
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