«Una delle mie preferite di tutti i tempi»: per Stephen King, questa intensa serie thriller è imperdibile
whatsapp

«Una delle mie preferite di tutti i tempi»: per Stephen King, questa intensa serie thriller è imperdibile

Il maestro dell'horror non ha saputo resistere al fascino di questa serie, ritenuta da molti una delle migliori del 21° secolo

«Una delle mie preferite di tutti i tempi»: per Stephen King, questa intensa serie thriller è imperdibile

Il maestro dell'horror non ha saputo resistere al fascino di questa serie, ritenuta da molti una delle migliori del 21° secolo

Per Stephen King, questa intensa serie thriller è imperdibile

Ormai, per il popolo del web è un appuntamento fisso. Stephen King, maestro dell’horror e autore di capolavori come It, Carrie e Misery, ama offrire consigli ai suoi follower sui film e le serie TV più meritevoli da guardare, spaziando da grandi cult alle ultime novità su Netflix. E non sono soltanto opere horror, come ci si aspetterebbe da una figura come lui. Ad esempio, in un tweet del 2020 ha affermato di aver adorato una serie di genere sci-fi/thriller/drammatico, che ha commentato con le parole: «Una delle mie preferite di tutti i tempi. Dovete guardarla quando vi sentite giù di morale».

Lo show in questione è Life on Mars, produzione britannica trasmessa in due stagioni tra il 2006 e il 2007, acclamata dalla critica e inclusa spesso nelle classifiche delle migliori serie del 21° secolo.

Intitolata come la celebre canzone di David Bowie, segue le vicende dell’ispettore capo Sam Tyler della Polizia di Manchester (interpretato da John Simm) che, dopo essere stato investito da un’auto nel 2006, perde conoscenza e si risveglia nella Manchester del 1973. Qui svolge lo stesso lavoro, ma in un rango differente: è infatti il secondo dell’ispettore Gene Hunt (Philip Glenister), uomo narcisista, cinico e razzista. Nel corso della serie, Sam cercherà di adattarsi alla nuova realtà e di comprendere cosa gli è successo realmente e se esista un modo per tornare a casa. La serie, però, mantiene sempre una forte ambiguità sulla sua situazione: ha davvero viaggiato nel tempo? È forse in coma e sta sognando? Oppure era la realtà del 2006 a essere fittizia, e lui ha sempre vissuto negli anni Settanta? O magari è morto a causa dell’incidente e questo è l’aldilà?

Il motivo per cui Stephen King l’ha consigliata “a chi si sente giù di morale” è che Life on Mars, oltre a una generale atmosfera di mistero e malinconia dovuta alla situazione del protagonista, affronta numerosi temi pesanti e dolorosi, tra cui la salute mentale, la morte, l’abuso di sostanze e il suicidio. La condizione di incertezza di Sam, che va incontro a prove e ostacoli sfiancanti fisicamente e mentalmente, non serve soltanto a costruire una trama avvincente, ma anche a proporre allo spettatore delle grandi domande esistenziali. La suspense e l’instabilità mentale del protagonista si trasferiscono quindi allo spettatore, per una visione coinvolgente ma anche destabilizzante.

Coerentemente con il resto della serie, anche il finale rimane aperto: viene fornita una risposta alle domande di Sam, ma tutto è lasciato a disposizione dell’interpretazione dello spettatore. Il concept della storia avrebbe permesso di realizzare una serie molto più lunga, ma gli autori Matthew Graham, Tony Jordan e Ashley Pharoah hanno preferito concludere proprio nel punto più alto nella narrazione e lasciare il resto all’immaginazione dei fan. Forse, è proprio per questo che Stephen King la trova assolutamente imperdibile.

Fonte: Collider
Foto: Marc Andrew Deley/Getty Images

© RIPRODUZIONE RISERVATA