Finito in tempi record, Una famiglia perfetta, la commedia di cui Paolo Genovese ci aveva parlato solo un mese e mezzo fa sul set a Todi, è già pronta per uscire in sala il 29 novembre. L’impressione è quindi che quest’anno il Natale non arriverà prima solo nelle vetrine dei negozi, ormai addobbate già i primi di novembre, ma anche al cinema, visto che oltre a questo ci sono altri 2 titoli che parlano di feste e buoni sentimenti: Il peggior Natale della mia vita e Le 5 leggende, anch’esso in uscita il 29 novembre.

Gli ingredienti per esser conquistati dall’atmosfera natalizia, Una famiglia perfetta ce li ha proprio tutti: montagne di decorazioni, camini sempre accesi, tavole imbandite e luci intermittenti a perdita d’occhio. Anche i personaggi sono azzeccatissimi per dar vita a una grande e variopinta famiglia chiamata a riunirsi per la notte più magica dell’anno, quella della vigilia di Natale. C’è il padre cui piace stuzzicare tutti con le sue maniere un po’ forti, Leone (Sergio Castellitto), la mamma attenta ai bisogni di tutti, Carmen (Claudia Gerini), i due figli adolescenti che più diversi tra loro non si può Luna e Pietro (Eugenia Costantini e Eugenio Franceschini) i più piccoli in competizione per l’affetto del papà (Lorenzo Zurzolo e Giacomo Nasta), gli zii non proprio cresciuti, Fortunato e Sole (Marco Giallini e Carolina Crescentini) e l’immancabile nonna super premurosa (Ilaria Occhini). Peccato che tanti minuziosi dettagli compongano una perfezione solo di facciata, perché se la famiglia perfetta non esiste quella protagonista del film di Genovese è utopistica due volte perché non esiste nemmeno nella finzione del film. Tutto, infatti, ruota attorno all’esperimento di un uomo ricco ma solo (Castellitto), che decide di affittare un’intera compagnia di attori che reciti la sua famiglia ideale nei giorni delle feste. Inutile dire che la messa in scena sarà particolarmente complessa da sostenere per gli attori che dovranno dare sempre il massimo in uno spettacolo che non ammette sbagli né pause tra un atto e l’altro, mentre a godersela sarà il loro unico spettatore, Leone appunto, che non mancherà di improvvisare provando sempre a estremizzare tutte le situazioni.

“L’idea del film nasce 10 anni fa da un film spagnolo, Familia di Fernando Leon De Aranoa – ha spiegato questa mattina in conferenza stampa il regista, Paolo Genovese -. All’epoca non volevo farne un remake perché è inutile fare rifacimenti dei film belli però mi ripromisi di utilizzare lo spunto: un uomo che affitta una famiglia per il giorno del suo compleanno. Sulla famiglia abbiamo precedenti così illustri che è difficile fare una commedia all’altezza perciò ho provato ad adattare il soggetto per fargli raccontare quello che mi interessava, l’ineluttabilità della vita, ovvero quel momento in cui fai i conti e ti chiedi se hai fatto bene a sacrificarti alla famiglia o alla carriera. Sono felice di essere riuscito a fare il film alla fine e anche che ci sia Castellitto a cui già avevo pensato 10 anni fa come protagonista”. “L’idea è geniale – ha subito risposto l’attore – e Paolo è un autore capace di fare la vera commedia che si differenzia dal film cosiddetto comico che è un puro esercizio ginnico di risate. Lui è in grado di raccontare tutto con leggerezza come questa strana vigilia di Natale narrata con disincantato sberleffo. Quello che mi intrigava – ha continuato il regista di Venuto al mondo – è che alla fine ti chiedi come sarebbe la vita senza Natale. Avremmo un’occasione in meno per tentare di amarci? Perché Natale è un patetico tentativo di volerci bene. È come le Olimpiadi: quando si aprono i giochi al mondo non esistono più guerre nè fame. Ecco, col Natale è la stessa cosa: è una parentesi in cui non ci sentiamo più soli. Non sembra – ha scherzato Castellitto – ma nel film ci sono temi serissimi raccontati con un’elegante pernacchia”. E cosa ha stuzzicato Marco Giallini tanto da voler far parte del film? “Il fatto che il mio personaggio, Fortunato, viene fatto becco da quello di Castellitto, Leone. La Gerini (nel film la moglie vera di Giallini e finta di Castellitto) dice di no, ma intanto se l’avesse baciata in una certa scena chi lo sa… La verità – ha continuato Giallini – è che in questo film più che I 6 personaggi in cerca di autore di Pirandello che ci ha visto qualcuno, a me ha ricordato Enrico IV, in particolare quello con Romolo Valli che vidi a 16 anni quando mi trascinarono per la prima volta a teatro. Ma quando ho letto bene la sceneggiatura ci ho ripensato”. E Genovese che del film è anche autore che ne pensa? “Sono lusingato, ma spesso ti danno riferimenti anche alti a cui tu non avevi proprio pensato – ha detto il regista – Giorni fa ho letto un’intervista a Michel Gondry che diceva ‘non intellettualizzo mai il lavoro, lo faranno gli altri’. Mi ci rivedo in questa frase: quando scrivo mi limito a stare col mio sceneggiatore per cercare di tirare fuori qualcosa tra una risata e l’altra. Al resto penserà, semmai qualcun altro”.

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