Dopo aver esordito negli Stati Uniti (con un risultato al di sotto delle aspettative), domani approderà nelle sale italiane il terzo ed ultimo capitolo della saga dedicata al trio più folle di Las Vegas (leggi la nostra recensione). In Una notte da leoni 3 ritroveremo Stu, Phil e Alan, interpretati rispettivamente da Ed Helms, Bradley Cooper e Zach Galifianakis, riuniti questa volta per accompagnare Alan all’ospedale psichiatrico in seguito alla profonda crisi che la morte del padre gli ha causato. Ovviamente le cose non vanno come previsto e il folle viaggio on the road porterà il wolf pack a fronteggiare polli cocainomani, giraffe in autostrada, pericolosi criminali e il ritorno del simpatico Mr. Chow (Ken Jeong). Oltre alle pazze avventure di cui saranno “vittime”, il terzo capitolo si concentra su Alan, il personaggio interpretato da Zach Galifianakis. Verrano infatti messi in luce nuovi aspetti della sua personalità: viziato, imprevedibile e sempre sopra le righe, Alan si troverà costretto a rivalutare la sua vita dopo la morte del padre, evento traumatico che riuscirà a superare solo grazie all’affetto degli amici. Proprio di questa evoluzione ha parlato Zach Galifianakis, che ha confessato il suo entusiasmo per aver lavorato nuovamente con i colleghi Ed Helms, Bradley Cooper, Justin Bartha e il regista Todd Phillips.
Cosa hai pensato quando hai saputo che avrebbero girato un terzo episodio di Una notte da leoni e quale è stata la tua reazione quando hai letto la sceneggiatura?
Zach Galifianakis: «Proprio come il primo ha portato alla realizzazione del secondo, con il successo di quest’ultimo sembrava inevitabile un terzo. Quando abbiamo girato il secondo sentivo che mancava la conclusione, per questo sono stato contento del terzo episodio».
Cominciando da Alan, il tuo personaggio, c’era qualcosa in particolare che avresti voluto in questo film, ultimo episodio della trilogia?
ZG: «La cosa che credo sia bella vedere in questo film è che Alan è costretto a mettersi in discussione. Inoltre, nel film suo padre muore. È bello seguirlo in questo percorso. Nei primi film non esisteva questo aspetto, Alan lo conosciamo per le sue battute e le gag, nel terzo episodio andiamo più a fondo nella sua psiche e capiamo come viene percepito dagli altri. Assistiamo al suo tentativo di diventare più maturo, cosa che è divertente perché non è così semplice…».
E qual è il tuo percorso nel film?
ZG: «Be’ non ci sarebbe stato alcun percorso se i ragazzi non lo avessero spinto a fare i conti con se stesso. Parte tutto da loro. Cercano di aiutarlo e da lì parte la storia. Quindi c’è qualcosa di più del solo divertimento. In fondo la storia di Alan è: “Ehi Alan, sei un casinista. La vita potrebbe essere migliore se non rovinassi tutto. Devi rendertene conto”. È stato bello recitare in questo ruolo e cercare di renderlo divertente. Non vedo l’ora che possiate vederlo!».
Come è stato tornare a lavorare con i ragazzi, Bradley Cooper, Ed Helms e Justin Bartha? Si è ricreato subito lo stesso feeling?
ZG: «Subito. Andiamo molto d’accordo e ci divertiamo insieme. Ci sono ovviamente alcuni momenti di tensione, come in tutti gli ambienti di lavoro. Todd ci ha scelti proprio perché sapeva che ci sarebbe stato un buon rapporto tra noi. Questo rende le cose più semplici e mi piacerebbe molto girare con loro altri film. Sarebbe davvero divertente».
E per quanto riguarda Todd, fino ad ora avete girato quattro film insieme. Come è andata?
ZG: «Benissimo. Non sapevo molto di Todd, ma abbiamo girato 4 film insieme e vorrei che ce ne fossero altri anche perché abbiamo in comune il sense of humour: ci piace far ridere le persone nei momenti meno adeguati tanto che non riescono a capire perché ridono. Mi ha cambiato la vita. Sono stato fortunato».
C’è stato un momento preferito durante le riprese o qualche scena che ti è particolarmente piaciuto girare?
ZG: «Vi giuro che ho amato ogni giorno sul set di tutti e 3 i film. Ti svegli e non vedi l’ora di iniziare perché sai già che ci saranno momenti di grandi risate durante la giornata. E non capita sempre quando si lavora. Quindi che dire… è stato fantastico. Ad esempio tirare una palla da baseball in mezzo al deserto con Justin Bartha è piacere puro, potersi rilassare con i ragazzi è stato stupendo… ci siamo divertiti molto, è stata una splendida esperienza lavorativa».
