Se un film chiude in attivo, il sequel è in arrivo. È un proverbio che ho appena coniato e che ben riassume la filosofia economica che oggi va per la maggiore a Hollywood: se una cosa funziona, fanne avere al pubblico fino a che non scoppiano; se una cosa non funziona, fai in modo che tutti quelli che ci hanno lavorato vengano attaccati da un branco di rinoceronti e le loro carcasse divorate dagli avvoltoi.
Nonostante sia tutto abbastanza stucchevole, tra un sequel e l’altro ci sono comunque notizie che ci fanno sorridere contenti, perché si riferiscono a sequel di film che tutto sommato una secondo puntata se la meritano.
È questo il caso di Unbreakable, a detti molti (e anche nostra), il film più bello di M. Night Shyamalan, una reinterpretazione in chiave noir e tutto sommato realista dei miti supereroistici che ha precorso tutto il lavoro operato da Singer e soprattutto Nolan sul genere. Unbreakable risale ormai al 2000, ed è da tempo che le voci di un sequel (con Bruce Willis? senza Bruce Willis? ma avrebbe senso un sequel senza Bruce Willis?) circolano. Ora però la situazione pare aver subito una accelerazione, almeno a sentire quanto dichiarato dal regista all’Huffington Post. Ecco un estratto dell’intervista.
Samuel L. Jackson sembra aver voglia di fare il sequel di Unbreakable. Ho visto che ne avete parlato su Twitter.
È più difficile per me… ma ci stiamo avvicinando.
In realtà sono dieci anni che lo sento dire. Spero stavolta sia quella buona.
Anch’io ho voglia che succeda. In fondo si parla sempre della stessa cosa, integrità artistica, opposta al fare le cose in modo semplicemente programmato. […]
Cosa intendi?
Intendo che un conto è mettersi a scrivere pensando “Ok, ora devo scrivere un finale con il colpo di scena”, e un conto è pensare “Ho voglia di parlare di solitudine”. E allora a quel punto ti dici: “Qual è il miglior modo di parlare di solitudine? E se poi faccio un film sulla solitudine e lo odiano tutti? Uscirà in sala? La gente lo accetterà?”. E a quel punto inizi a preoccuparti e magari preferisci lasciar perdere. Stessa cosa con Unbreakable. […] Non l’ho fatto programmandolo, e solo ora, lentamente, sto arrivando nella mia testa a una storia che sento mi permetterà di esprimere quello che sento in questo momento della mia vita.
Fonte: The Huffington Post
