«Un'esperienza di pura gioia»: Steve Carrell e il cast di Rooster ci raccontano la nuova serie da oggi su HBO Max
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«Un’esperienza di pura gioia»: Steve Carrell e il cast di Rooster ci raccontano la nuova serie da oggi su HBO Max

Alla conferenza stampa della nuova serie HBO, Steve Carell, Charly Clive e il resto del cast raccontano la genesi di Rooster, tra rapporto padre-figlia, lavoro di ensemble e il delicato equilibrio tra comicità e malinconia

«Un’esperienza di pura gioia»: Steve Carrell e il cast di Rooster ci raccontano la nuova serie da oggi su HBO Max

Alla conferenza stampa della nuova serie HBO, Steve Carell, Charly Clive e il resto del cast raccontano la genesi di Rooster, tra rapporto padre-figlia, lavoro di ensemble e il delicato equilibrio tra comicità e malinconia

Arriva il 9 marzo in streaming su HBO Max Rooster, la nuova serie comedy con Steve Carell protagonista e produttore esecutivo. Creata da Bill Lawrence e Matt Tarses, è ambientata all’interno di un campus universitario e ruota attorno al complicato rapporto tra uno scrittore di successo e sua figlia, giovane docente alle prese con una crisi personale e sentimentale.

Con un cast che include Charly Clive, Danielle Deadwyler, Phil Dunster, John C. McGinley e Lauren Tsai, Rooster prova a mescolare la tradizione della workplace comedy con una dimensione più intima e familiare. Durante la conferenza stampa di presentazione a cui abbiamo partecipato, Carell e gli altri interpreti hanno raccontato la genesi della serie, il lavoro sul set e il delicato equilibrio tra comicità e momenti emotivi che caratterizza il progetto.

Al centro della serie c’è Greg Russo, scrittore di bestseller che arriva in un piccolo college dove insegna la figlia Katie. Il loro incontro riapre vecchie tensioni familiari e costringe entrambi a confrontarsi con un rapporto padre-figlia complesso e ancora irrisolto.

Uno degli elementi che ha convinto immediatamente Steve Carell a prendere parte al progetto è stata la qualità della scrittura e la capacità del pilot di introdurre un mondo narrativo già credibile. «Una delle cose che ho amato del pilot è che sembrava già vissuto. I pilot sono difficilissimi da scrivere: devi creare un mondo, presentare questi personaggi che il pubblico non conosce e farlo velocemente, senza che sembri solo un accumulo di informazioni. E allo stesso tempo deve essere divertente. Qui sono riusciti a fare entrambe le cose».

Secondo Carell, però, il vero segreto del progetto non è soltanto la sceneggiatura, ma la chimica creatasi tra gli interpreti. «Non sai mai come andrà a finire una serie. Puoi avere tutti gli ingredienti giusti — una grande scrittura, grandi attori — ma non c’è mai certezza. Però, basandomi sulle persone coinvolte e su quanto ci siamo divertiti a farla, ho capito subito che sarebbe stata una delle esperienze più piacevoli della mia carriera. Come esperienza personale è stata fantastica, davvero gratificante dal punto di vista creativo. E quando eri sul set si percepiva che tutti tenevano profondamente a questo show».

Fin dall’inizio gli autori hanno immaginato Rooster come una serie corale, costruita su una rete di relazioni e personaggi capaci di evolversi nel corso della stagione. Carell ha raccontato che proprio questo spirito collettivo gli ha ricordato una delle esperienze più importanti della sua carriera.

«Quando inizi un progetto non sai che tipo di energia troverai. Non sai che persone saranno gli altri attori o come sarà lavorare insieme. Qui c’era una grande gentilezza, una grande generosità tra tutti. Mi ha ricordato molto la mia esperienza in The Office: era un cast in cui nessuno era più importante degli altri. Eravamo un ensemble e condividevamo tutto — attori, troupe, sceneggiatori, produttori. Tutti volevamo solo che lo show fosse il migliore possibile».

Bill Lawrence ha confermato questa impostazione, spiegando che la serie è stata pensata come una storia in cui ogni personaggio possiede un proprio percorso. L’obiettivo era creare figure comiche ma credibili, capaci di muoversi tra leggerezza e momenti più emotivi. Ha poi sottolineato quanto sia importante costruire rapidamente questa dinamica: oggi una serie ha pochissimo tempo per conquistare il pubblico. Se i personaggi non funzionano subito e non sembrano autentici, ha spiegato, «il pubblico semplicemente passa a un altro show».

Tra i volti più interessanti del cast c’è Charly Clive, che con Rooster debutta come protagonista in una serie televisiva americana. L’attrice ha raccontato con ironia il modo in cui ha scoperto il progetto.

«Quando mi è arrivata l’audizione nella mail c’era scritto soltanto “Untitled Steve Carell Project”. E ho pensato: mi piacerebbe essere in “Untitled Steve Carell Project”. Il mio agente mi ha detto: “Vuoi mandare un provino? Tanto non lo otterrai mai, è una grande produzione americana”. Quindi le aspettative erano bassissime e mi sono divertita moltissimo a farlo».

Quando poi ha letto il copione completo del pilot, Clive ha capito subito di voler far parte della serie: «All’inizio avevo due scene: una in cui Katie incontra suo padre ed è infastidita dal fatto che sia lì, ma allo stesso tempo è segretamente felice, e un’altra in cui ha una grande lite. Ho pensato: che personaggio incredibile, è completamente imprevedibile. Poi ho letto il pilot e mi sono detta: voglio sapere cosa succede dopo».

Un’altra presenza significativa nel cast è Danielle Deadwyler, attrice nota soprattutto per ruoli drammatici in cinema e televisione. Per lei Rooster ha rappresentato l’occasione di sperimentare un registro diverso. «Ho fatto comedy nella mia carriera – ha spiegato durante la conferenza – ma quando inizi a fare un certo tipo di ruoli le persone tendono a immaginarti sempre lì. Io invece avevo bisogno di rinnovare il mio sistema nervoso dopo anni di drammi e lacrime».

L’attrice ha raccontato che il lavoro sulla serie è stato profondamente collaborativo: «Sembrava di essere in una sala prove teatrale. Steve diceva: “Vuoi rifarlo? Proviamo ancora”. Continuavamo a lavorare sulle scene, a capire i personaggi, a costruire le dinamiche. È stato davvero divertente. Vuoi semplicemente stare nella stanza e fare il lavoro».

Uno degli aspetti più interessanti della serie riguarda la costruzione dei personaggi, che raramente sono semplicemente positivi o negativi. Un esempio è Archie, interpretato da Phil Dunster, il marito infedele della figlia del protagonista.

Secondo l’attore, sarebbe stato molto meno interessante interpretare un antagonista tradizionale: «Sarebbe molto noioso se fosse soltanto un cattivo. È molto più interessante quando il pubblico si chiede perché si comporti così, quando ti ritrovi quasi a provare un po’ di empatia per lui. Ti chiedi cosa lo renda così, perché susciti comunque una certa compassione».

Pur essendo una comedy, Rooster non rinuncia a esplorare emozioni più complesse. Gli autori hanno spiegato che il tono della serie si basa su un equilibrio delicato tra momenti di umorismo e un sottofondo più malinconico.

Durante la conferenza è stato sottolineato come, sotto la superficie comica, la serie parli anche di una sensazione molto contemporanea. «In fondo lo show parla anche di solitudine. È un mondo caotico e ogni personaggio affronta quella solitudine in modo diverso». Questo elemento emotivo è ciò che permette alla serie di alternare momenti di comicità più esplicita a scene più intime, in cui i personaggi mostrano fragilità e contraddizioni.

Guardando al lavoro svolto durante la produzione, Carell ha ribadito che uno degli aspetti più importanti del progetto è stata la collaborazione tra tutti i membri del cast. Molte sfumature dei personaggi, ha raccontato, sono emerse proprio durante il confronto tra gli attori.

«Molte delle cose che ho scoperto sul mio personaggio sono arrivate direttamente dagli altri attori. Con Charly ci siamo incontrati per la prima volta al table read e ho capito subito che era la persona giusta per interpretare mia figlia. Tutti erano curiosi di esplorare e di costruire insieme».

Questo spirito collettivo ha contribuito a creare un ambiente di lavoro molto simile a quello di un campus universitario, dove il cast trascorreva molto tempo insieme anche fuori dal set.

Con dieci episodi e nuove puntate distribuite settimanalmente fino al finale di maggio, Rooster rappresenta uno dei progetti più importanti della nuova stagione comedy di HBO. Tra satira del mondo accademico, dinamiche familiari e un gruppo di personaggi eccentrici ma profondamente umani, la serie mira a  raccontare con ironia il rapporto tra generazioni e il bisogno di trovare il proprio posto nel mondo. E se il futuro dello show resta ancora da scrivere, Carell non nasconde il suo entusiasmo: lavorare a Rooster, ha detto, «è stata un’esperienza incredibile», e tornare sul set per una nuova stagione sarebbe qualcosa che lo renderebbe «davvero felicissimo».

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