25 anni alle calcagna di un topo. Non proprio un topo topo, in realtà. Più che altro un ometto con un muso da scimmia, che si pensa un supereroe e indossa delle orecchie finte. È il destino di Leo Ortolani (essere alla calcagna di un topo, non avere un muso da scimmia e orecchie finte), 47enne geologo pisano, noto più che altro per essere l’autore di Rat-Man. Che dal suo debutto nel 1989 sulle pagine di Spot, un supplemento dell’Eternauta, ad oggi si è guadagnato un seguito oceanico di appassionati, una testata che porta il suo nome, una ristampa doppia (Tutto Rat-Man) e ora una seconda ristampa in edizione gigante (Rat-Man Gigante, appunto) farcita con curiosità e dietro le quinte inediti. Più svariate edizioni speciali, storie parodiche autoconclusive che potremmo anche definire graphic novel. E considerata l’importanza del fumetto americano (quello di Jack Kirby in particolare) e soprattutto del cinema pop per l’ispirazione di Ortolani (che spesso via blog dedica ai cinecomic in uscita irresistibili racconti grafici delle sue esperienze da spettatore), non vedevamo l’ora di parlare con lui di film e crossmedialità…
Il rapporto tra cinema e fumetto è sempre stato importante nei tuoi lavori. Quali film amavi particolarmente quando eri un bambino?
«Tutti. Da Ho sposato una strega, quello con Veronica Lake, a La vendetta del ragno nero. È un horror di serie B, recentemente approdato in dvd, forse il primo in assoluto che mi è stato concesso di guardare alla sera, dopo Carosello. Oggi mi lamento perché mia figlia Johanna vorrebbe sempre guardare film in tv, ma se ripenso a quando ero bambino io, passavo interi pomeriggi davanti allo schermo, saltando da un uno all’altro, completamente rapito da qualunque storia».
E quali hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro, soprattutto all’inizio?
«Più che di film, parlerei di telefilm. Spazio 1999 su tutti, perché è proprio cercando di riproporre a fumetti quelle avventure che ho creato i “musi da scimmia”, con cui tuttora realizzo le mie storie. E Sandokan. Che ho fatto a fumetti, ma usando “musi da topo”. Il primo vero colpo di fulmine con un film, abbastanza forte da spingermi a volerlo ridisegnare, è stato L’impero colpisce ancora». […]
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