Una stanza bianca, luci fredde, un terapeuta che promette di “liberare” il dolore. Poi la pelle reagisce, il corpo risponde, e la rabbia trova un modo per nascere. The Brood – La covata malefica (1979) spalanca la porta della psiche e la fa sanguinare, trasformando la maternità in un campo di battaglia e la famiglia in un dispositivo di distruzione.
Diretto da David Cronenberg e uscito nel 1979, è un body horror che, dietro una superficie intessuta di carne, sangue e mutazioni, nasconde un dramma profondamente umano: quello di un amore finito, di una maternità ferita e di un corpo che si ribella. Girato in un momento di forte crisi personale per il regista, il film è una riflessione agghiacciante sulla rabbia e sulla distruzione che possono nascere dalle relazioni più intime. Cronenberg stesso lo definì la sua risposta “sincera e brutale” a Kramer vs. Kramer, film che nello stesso anno rappresentava il divorzio in chiave dolente ma rassicurante.
Il protagonista, Frank Carveth, è un padre che tenta di proteggere la figlia Candy dalla moglie Nola, mentalmente instabile e ricoverata presso l’istituto Somafree, dove il dottor Hal Raglan conduce un esperimento psicoterapeutico rivoluzionario chiamato “psicoplasmica”. L’idea alla base è che le emozioni represse possano manifestarsi fisicamente sul corpo del paziente. Ma nel caso di Nola, la terapia assume un esito mostruoso: la sua rabbia e il suo dolore prendono forma concreta, trasformandosi in una progenie di esseri deformi, bambini nati da sacche amniotiche che non hanno ombelico, voce né umanità. Sono incarnazioni della sua furia, emissari inconsapevoli di una madre che genera violenza invece che vita.
Cronenberg fonde qui due ossessioni ricorrenti del suo cinema: il corpo come luogo di trasformazione e l’emozione come forza distruttiva. La mutazione non è un accidente fantascientifico, ma una conseguenza diretta della psiche. The Brood diventa così un film sulla genesi del male: non qualcosa che arriva dall’esterno, ma che nasce dentro di noi, cresce nel silenzio e, come una malattia, infetta chi ci sta vicino.
Nola non è solo una figura mostruosa, ma una vittima del controllo e della violenza. Cresciuta in un ambiente familiare tossico, è intrappolata in un ciclo di abusi che Cronenberg racconta come una condanna ereditaria. Nel suo corpo deformato si concentrano tutte le paure legate alla maternità: il rifiuto, la colpa, l’impossibilità di amare senza distruggere. Il momento in cui partorisce uno dei suoi “figli” è una delle sequenze più disturbanti della storia del cinema horror: il gesto materno, reso in un contesto di sangue e follia, diventa insieme tenero e rivoltante. È qui che The Brood supera la semplice provocazione visiva e diventa una meditazione sul rapporto tra potere, corpo e identità.
Cronenberg, da sempre affascinato dal confine tra scienza e spiritualità, costruisce un racconto dove la psicologia si fa biologia. L’orrore non è nel mostro, ma nel suo significato. La terapia di Raglan, che pretende di liberare i pazienti dal dolore, finisce per colonizzare i loro corpi e privarli di ogni autonomia: Nola è madre e cavia, vittima di un sistema che pretende di guarire reprimendo.
The Brood resta uno dei lavori più personali del regista e, forse, il più emotivamente devastante. È un film che continua a evolversi nel tempo, assumendo nuovi significati alla luce delle discussioni contemporanee sulla libertà del corpo e sulla maternità. Oggi, in un mondo che ancora dibatte sui confini dell’autonomia femminile, le parole del film – “La legge crede nella maternità” – risuonano più inquietanti che mai.
Quarantacinque anni dopo, Cronenberg ha ripreso questi stessi temi in The Shrouds, presentato a Cannes 2024. Se in The Brood il corpo femminile diventava terreno di sofferenza e controllo, nel nuovo film è il corpo del lutto a essere esposto e osservato, in un’ulteriore esplorazione della perdita e della memoria fisica del dolore. Tra le due opere si stende un arco coerente: la stessa ossessione per la materia vivente come archivio delle emozioni e come ultimo, fragile confine tra amore e distruzione.
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