«Non credo in Dio, ma credo in Al Pacino» dice Valentina Lodovini in una recente intervista rilasciata per Il Fatto Quotidiano. L’attrice è in questo periodo nelle sale italiane con Buoni a nulla, commedia di Gianni Di Gregorio; nel faccia a faccia parla della sua infanzia, della sua fromazione alla Scuola di Cinematografia di Roma, di quando rischiò di finire in un film di Terrence Malick (la scartarono al terzo, decisivo provino), e del cinema italiano, verso cui non ha problemi a dichiarare: «Dovremmo clonare gli Scarpelli, reinventare gli sceneggiatori, analizzare capolavori diversissimi come Zoolander o True Detective e procedere a un indispensabile ricambio generazionale. Con tutto il rispetto per professionisti che ci hanno donato anche qualche bel film, la scrittura del cinema italiano, anche in tv, non può essere affidata a otto persone». Aggiungendo poi: «Hanno rotto il cazzo. Le storie sono conformiste e finiscono per somigliarsi tra loro. Sembrano fotocopiate, non c’è rischio, varietà né differenza di registro. Si guarda, per tornare a Boris e a Occhi del cuore, alla quantità e non alla qualità. L’importante è fare, accumulare. Il come è un dettaglio. Una fotografia spietata e divertita di una famiglia allo sbando come quella che balla tra padri ubriaconi ed espedienti in Shameless, la tv italiana è lontanissima non solo dal produrla, ma anche dal pensarla».

Altre parole di critica al nostro sistema cinematografico, dunque, che seguono di qualche giorno quelle espresse da Fausto Brizzi sul suo blog di Best Movie.

Di seguito, alcune immagini di Valentina Lodovini:

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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