Ci sono autori per cui il cinema è un affare di famiglia. È il caso di Philippe Garrel, cineasta francese, classe 1948, che torna al Lido per la quarta volta con un film autobiografico in cui dirige i figli Louis ed Esther (fratelli anche sullo schermo). A ispirare La jalousie, 77′ girati su pellicola e in bianco e nero, è stata infatti la relazione extraconiugale di suo padre con una donna, che il piccolo Philippe adorava a tal punto da scatenare inconsapevolmente nella madre un profondo senso di gelosia.

Nel film quest’uomo è Louis, attore trentenne che vive in un minuscolo appartamento insieme a Claudia, anche lei attrice ma disoccupata da tempo. Louis ha una figlia, Charlotte – avuta da una precedete relazione -, con la quale passa parecchio tempo, esercitandosi a fare il bravo papà. Allo stesso modo si sforza di essere un bravo compagno per quella donna che ama “definitivamente”. Ma Claudia è stufa di quella vita, di quella casa, di quei ruoli mancati: “Va bene essere al verde, ma non sopporto di essere povera”. Così lo tradisce, e lo lascia. Lui disperato e incapace di sostenere quel vuoto impugna una pistola e spara.

Non vi diremo l’epilogo, perché sarebbe ingiusto rovinare la visione di un film che va gustato frame dopo frame. E in cui la ragnatela di relazioni che viene via via tessuta smaschera la fragilità dell’uomo e l’instabilità dei sentimenti. Quantomeno alcuni. Perché l’amore che racconta Garrel è declinato in due forme: a quello uomo-donna bersagliato dalle tentazioni (la compagna di set, una mamma che al cinema allunga la mano, un solitario seduto al bancone del bar) si affianca quello che regola il rapporto genitori-figli (più in generale i legami famigliari), ombelicale – “non eri prevista, ma poi mi sono immediatamente innamorato di te” dice Louis a Charlotte – e indispensabile, tanto che quando viene biologicamente meno è necessario trovare dei surrogati (entrambi orfani di padre, Claudia e Louis si rifugiano sotto le ali protettrici rispettivamente di uno scrittore e un insegnante di letteratura).

Essenziale nella scrittura, pulito eppure ricchissimo di immagini e suggestioni (vedi il gioco di mani e l’iconica lavanda dei piedi che Claudia compie sul suo mentore), La jalousie mette in scena emozioni universali e inevitabili che toccano la vita di ogni uomo e arrivano al cuore. Complici il talento dei suoi interpreti – una straordinaria Anna Mouglalis e un pur sempre bravo Louis Garrel, sebbene “vittima” dello stesso personaggio – e una regia quasi figurativa. Per noi una delle sorprese del Festival.

© RIPRODUZIONE RISERVATA