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Quarto e ultimo film italiano in concorso, è stato presentato questa mattina alla stampa (alle 19.30 sarà l’ora del pubblico) Per amor vostro, di Giuseppe Gaudino.

Diciotto anni dopo Giro di lune tra terra e mare Gaudino – che per anni si è dedicato ai documentari – torna alla finzione e lo fa raccontando una storia femminile di volenza e sofferenze, personificate da Valeria Golino.

Anna è una donna di 40 anni da sempre vittima dell’amore. L’amore l’ha portata in riformatorio, l’amore le impedisce di vedere come stanno davvero le cose, l’amore l’ha resa grigia. È così che Anna vede il mondo: in bianco e nero; unico elemento incontaminato che mantiene il suo colore è il mare di Napoli, oracolo contemporaneo. Ma quando la situazione lavorativa si stabilizza Anna ritrova il coraggio che aveva da bambina, e inizia un percorso di santità. Fino alla luce.

Incontriamo cast e regista al Lido. Nei ruoli maschili, infami e menzogneri, due belli (e bravi) di casa nostra: Massimiliano Gallo e Adriano Giannini.

Ma cosa ha spinto il regista a tornare alla finzione?
«In tutti questi anni sono stato molto impegnato politicamente, ma ho fatto molte cose (ha dato voce ai deboli e agli oppressi, realizzando documentari in varie parti del mondo, tra cui: Ruanda, Libano, Azerbajan, Messico, Afghanistan, n.d.r.). Questo mi ha permesso di conoscere molte persone, e di costituire ben 7 comitati. Abbiamo ottenuto tanto.»

Perché raccontare proprio questa storia?
«Intanto era la meno ambiziosa che avevamo, la più realizzabile sulla base delle nostre possibilità. Poi perché sentivo l’esigenza di dar voce a una sensazione: vedevo ovunque spuntare negozi di compravendita di oro usato, e con tutto il rispetto per questi commercianti, ritengo che sia sintomo di qualcosa che non funziona, che non va. E poi olevo anche dar voce alla memoria, perché la memoria ci permette di associare esperienze, e l’ho fatto con la musica.»

C’è anche il problema di un destino.
«Per anni ci hanno fatto cantare di “lasciare andare le cose” (si riferisce a Let it Be dei Beatles), ma lasciare che le cose accadano è un danno.»

A parlare è il regista, che quasi sussurra al gruppo di giornalisti, tanto che dobbiamo avvicinare le sedie a quelle degli attori, e Giannini si ritrova con più di un registratore in mano, per permettere ai presenti di conservare traccia della chiacchierata.

«Parlava anche a noi così sul set» – ironizza l’attore mentre recupera una sedia su cui appoggiare tutti i registratori e smartphone che si è trovato tra le mani. Sul suo personaggio: «La sfida era trovare i punti di fragilità di queste anime inquiete che interpretavamo, per renderle ancora più irrequiete. Il lavoro di noi attori è trovate gli altri lati, quelli che stanno dietro, alle motivazioni per cui si è in un certo modo. E da questo punta di vista Beppe (Gaudino n.d.r.) ci ha messo solo barriere e dubbi.» Lo dice con il sorriso, ma capiamo che è stato esattamente così. «Beppe ha un immaginario molto complesso e ricco, capirlo non è semplicissimo, la sua è arte. Di dieci cose che ci diceva all’inizio riuscivamo a capirne solo una, che poi si rivelava essere l’unica da non mettere in scena, per fortuna poi realizzando capivamo.»

Conferma Massimiliano Gallo, che interpreta il marito infame di Anna: «Il lavoro è stato complesso, dovevamo capire cosa proporre e non è stato sempre semplicissimo, ma ci siamo messi totalmente a disposizione del progetto. Per comprendere che eravamo al totale servizio del personaggio femminile è servito molto il lavoro di lettura che abbiamo fatto con Beppe. Poi l’entusiasmo di Valeria è contagioso.»

La Golino ha i capelli più lisci rispetto a quelli con cui siamo abituata a vederla, e anche leggermene più biondi. Indossa un vestito nero lungo fin sopra al ginocchio e un cardigan giallo; per tutta la durata della conferenza fuma, ma prima di accendere una sigaretta ci chiede il permesso “tanto siamo all’aperto”, aggiunge. «La nostra fortuna è che abbiamo girato in sequenza, cosa che si fa sempre meno nelle produzioni odierne e che è davvero un privilegio: ti permette davvero di evolvere insieme alla storia del tuo personaggio. Avevamo una sceneggiatura dettagliata, in cui erano anche descritte le scene “visionarie”; alcune cose le ho capite leggendo, altre girando,  ma l’idea esatta di cosa ci fosse nella mente di Beppe l’ho avuta solo guardando il film.»

Conferma il regista: «È tutto vero. Avevamo una sceneggiatura, ma il mio scopo era quello di destabilizzarli, proprio perché giravamo in sequenza era importane che non fossero subito sicuri di quello che stavano facendo.»

E Valeria, cosa ha portato di suo nel personaggio
«Come accade spesso in questi casi ho portato molto, forse troppo. Certe volte a Beppe faceva anche comodo, altre volte invece se ne sbarazzava. Ma Anna mi ha dato tanto. Fino a tre mesi fa sentivo di non aver dato abbastanza, ero molto fragile e scontenta. In questo momento invece sono davvero felice, felice di essere qui, felice che il film si sia realizzato. Abbiamo incontrato ostacoli di tutti i tipi, dal più piccolo intoppo organizzativo all’ostacolo delle istituzioni. Se il film esiste è per la perspicacia di queste persone davanti a noi, del montatore, del direttore della fotografia e dei tanti produttori. Ed essere a Venezia, in concorso, è proprio bello.»

 

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