è stato il giorno di Jonathan Demme e Anne Hathaway a Venezia. Il regista premio Oscar de Il silenzio degli innocenti e Philadelphia è approdato al Lido insieme all’;attrice de Il diavolo veste Prada per presentare il suo ultimo lungometraggio, Rachel Getting Married ieri in concorso per il 65esimo Leone d’;oro. Per il matrimonio di sua sorella Rachel, Kym (Hathaway) torna a casa dopo un lungo periodo trascorso in una clinica di riabilitazione nella quale ha tentato di curare la propria dipendenza dalla droga. Il lieto evento riunisce tutta la famiglia compresi i genitori divorziati (Debra Winger e Bill Irwin), scatenando reazioni a catena e riportando a galla una lunga serie di conflitti personali e tragedie sepolte. Del suo problematico personaggio la Hathaway, applauditissima e raggiante nel suo abitino fuxia, in conferenza stampa ha spiegato: «Kym cerca di trovare un posto all’;interno della famiglia e cerca di farlo con sincerità. Amo il fatto che sia così diretta, anche se il suo tempismo può non essere appropriato. è senz’;altro il ruolo più complesso che abbia mai interpretato». Insieme a regista e attrice è giunta in Laguna anche la sceneggiatrice/figlia d’;arte Jenny Lumet che con il suo script ha convinto fin da subito il regista: «Ho amato l’;evidente disinteresse di Jenny per le regole classiche, il suo desiderio di non rendere piacevoli i personaggi in senso convenzionale e il suo approccio coraggioso alla verità». Approccio che la regia di Demme, apprezzato autore di documentari tra cui quelli su Jimmy Carter e Neil Young e attualmente impegnato su un progetto che racconterà il New Orleans post Katrina, ha voluto mantenere: «Io e Declan Quinn (il direttore della fotografia n.d.r) pensavamo che il lavoro dovesse sembrare il più bel “filmino casalingo” mai realizzato, come se ogni scena fosse stata catturata su digitale da un amico con una cinepresa o anche dal fantasma di un personaggio, la cui morte ossessiona la famiglia». E a tale scopo, prosegue il regista:  «Abbiamo svolto pochissime prove e raramente abbiamo pianificato le inquadrature. Lasciavamo che gli attori reagissero alla situazione sul momento. In questo modo, senza ciak ripetuti o scene pianificate, abbiamo contribuito a mantenere il più possibile alto il livello di spontaneità». Un ruolo importantissimo è giocato dalla musica, cui Demme dedica grandissimo spazio e “visibilità” nel film, dove alcuni dei protagonisti sono loro stessi musicisti (il padre e lo sposo) e dove per tutta la durata dei preparativi e del matrimonio un gruppo si esibisce dal vivo. Ed è proprio la musica ad accompagnarci lungo il fiume in piena di emozioni che i personaggi vivono parallelamente nel contesto gioioso della festa e in quello più drammatico delle riunioni terapeutiche cui Kym partecipa. Un contrasto portato avanti per tutta la durata del film e incarnato dallo stesso personaggio della Hathaway che fin dal primo istante riesce a coinvolgere con rara e sofferta intensità. Una prova la sua che, siamo certi, lascerà il segno…

Al.Za.

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