“Gli operai lavorano in condizioni terribili. Orari di lavoro disumani, contratti inesistenti, sicurezza ridotta ai minimi termini. Ma di loro si parla soltanto quando accadono tragedie simili”. Quello di Mimmo Calopresti, La fabbrica dei tedeschi, non è soltanto un documentario sulle morti bianche, ma è un urlo di dolore che si unisce al coro di quelli dei famigliari delle vittime.  Nella notte tra il 5 e il 6 dicembre, infatti, nell’acciaieria della ThyssenKrupp ormai in smantellamento per via del suo trasferimento a Terni, avviene un incendio seguito da una terribile esplosione. Perdono la vita sette operai, sei dei quali erano giovani non ancora trentenni. Ma di chi è la colpa? Perché gli estintori erano vuoti? Perché, nonostante vi lavoravano ancora 160 operai, il problema della sicurezza era stato ignorato?
Sono questi alcuni quesiti che si pone il film di Calopresti, che vuole essere soprattutto “un’evocazione di un sentimento”, come dice Valeria Golino protagonista insieme a Silvio Orlando e Monica Guerritore del prologo del film, e perché “di vicende come queste non si dovrebbe più sentir parlare” ha detto il regista. Che ha continuato: “Ho fatto questo film perché credo che il cinema sia più potente dell’informazione immediata, che brucia la notizia e poi passa ad altro. Il grande schermo ha la grande qualità di essere in grado di elaborare il dolore e cancellare tutte le polemiche.
Il film si apre con un prologo in cui alcuni attori, che hanno partecipato al progetto a titolo gratuito e devoluto il gettone di presenza ai parenti delle vittime, interpretano madri, padri, fratelli e mogli in alcuni momenti che hanno preceduto la tragedia. Piccoli stralci di vita, di sentimenti, di emozioni che introducono le interviste vere, alternate a riprese di cronaca. Una pellicola – che verrà proiettata in anteprima a Torino il 12 settembre e verrà trasmessa da La7 in occasione dell’anniversario dell’incidente (durante la trasmissione di Gad Lerner L’infedele, a cui seguirà un dibattito sulle morti bianche) – che Calopresti si è sentito in dovere di documentare perché “la sicurezza nei luoghi di lavoro è un’;utopia per cui vale la pena battersi”.

Ka.Eb.

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