Il lottatore di Mickey Rourke ha conquistato anche il ring della 65esima Mostra Internazionale del Cinema. Il Leone d’oro è andato infatti a The Wrestler dell’americano Darren Aronofsky (nella foto insieme a Rourke – Getty Images) in cui l’attore, capelli ossigenati e calzamaglia attillate, si è calato nei panni di Randy “The Ram” l’ariete, vecchia gloria del wrestling ora imbottita di anfetamine e dopanti che continua a dare spettacolo con le sanguinose lotte durante i weekend, perché in settimana gli tocca sbarcare il lunario lavorando come magazziniere. Quando un infarto lo costringe a lasciare il ring Randy cerca di dare un nuovo senso alla propria vita cercando di avviare una relazione con la spogliarellista per la quale ha sempre avuto una cotta (Marisa Tomei) e di ritrovare un rapporto con la figlia a lungo trascurata (Evan Rachel Wood). Sembrano lontani i tempi in cui Rourke seduceva Kim Basinger in Nove settimane e mezzo e più vicini quelli in cui, all’apice della sua carriere negli anni ’90 decise di mollare tutto per dedicarsi alla sua vera passione che, guarda caso, era tra le corde di un ring. E se nella vita reale il sogno di diventare pugile finì per trascinarlo sempre più in basso rovinandogli l’aspetto e la vita, ora il suo alter ego The Ram lo ha riportato al successo anche se del wrestling Rourke confessa non aver mai avuto grande stima: «Non l’ho mai seguito. All’inizio ero molto scettico essendo io appassionato ad un altro tipo di lotta. Pensavo che il wrestilng fosse solo coreografia, mentre ho scoperto ci si fa male davvero…».

Anche il cinema italiano esce vincente da questo festival: la Coppa Volpi è andata a Silvio Orlando per la sua interpretazione nel film di Pupi Avati Il papà di Giovanna (vedi news), il premio Orizzonti Doc al documentario Below Seal Level di Gianfranco Rosi e il Leone del Futuro intitolato a Luigi De Laurentiis a Pranzo di Ferragosto di Gianni Di Gregorio. è stata invece l’attrice francese Dominique Blanc a conquistare la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile per la folle gelosia messa in scena ne L’Autre di Patrick Mario Bernard e Pierre Trividic. Leone d’argento per la miglior regia e Osella per la miglior fotografia al regista russo di Paper Soldier; mentre al 62enne Haile Gerima, regista del film etiope Teza, sono andati il premio Speciale della Giuria e l’Osella per la miglior sceneggiatura. Direttamente dalle mani del presidente di giuria Wim Wenders è stato consegnato al tedesco Werner Schroeter il premio speciale per l’insieme dell’opera di Nuit de chien. Incoronata con il premio Mastroianni come giovane attrice emergente infine Jennifer Lawrence, protagonista femminile insieme a Charlize Theron e Kim Basinger di The Burning Plain.

Non sono mancate anche le polemiche legate stavolta alle dichiarazioni di Wim Wenders sulla necessità di cambiare il regolamento della Mostra che vieta di attribuire i premi maggiori alla stessa pellicola e riferite all’impossibilità di premiare l’interpretazione di Mickey Rourke. Una dichiarazione che avrebbe etichettato quella di Orlando come una seconda scelta, ma semplicemente “male interpretata” secondo Wenders, che ha assicurato «Non volevo sminuire Silvio, mi spiace Pupi del malinteso». A sottolineare ancor più il peso della presenza di Rourke nella pellicola di Aronofsky c’è stato lo strappo al protocollo che ha visto l’attore salire sul palco al momento della premiazione e ricevere l’ovazione del pubblico con tanto di standing ovation. E così sembrava di vederlo ancora una volta nei panni del suo Randy The Ram di fronte al suo pubblico devoto, assicurare che avrebbe continuato a combattere sempre o almeno finché loro lo avrebbero voluto.

Al.Za.

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