Quando uscì nel 1963, il documentario La rabbia non era esattamente il film che Pier Paolo Pasolini aveva in mente. Rimontata all’;epoca dai produttori, che per ragioni bipartisan gli avevano aggiunto un episodio firmato dal più “bonario” Giovannino Guareschi, la pellicola (a Venezia fuori concorso) risorge a nuova vita grazie alla Cineteca di Bologna e al regista Giuseppe Bertolucci, che – sulla base della sceneggiatura originale dell’;autore – vi ha aggiunto un nuovo prologo e un nuovo epilogo; lasciando comunque intatto l’;episodio originale. «Pur con beneficio d’;inventario», afferma Bertolucci, «abbiamo tutte le ragioni di credere che questa nuova versione si avvicini fedelmente all’;idea di film che Pasolini aveva in mente. La nuova introduzione serve a collocare La rabbia nell’;epoca in cui è stato girato, specie in quello che Pasolini chiamava “secondo dopoguerra”, dai funerali di De Gasperi nel ‘;54 ai primi anni ‘;60». Un’;edizione riveduta e corretta che non spegne però la forza di denuncia dell’;originale, lucidissimo atto d’;accusa contro la guerra e la società consumistica e capitalistica; ma anche ricognizione d’;autore sui costumi italiani dell’;epoca. Nell’;epilogo, le critiche che alla fine venivano mosse a Pasolini e la risposta da parte dello stesso autore alla domanda sul perché in Italia non ci si arrabbia: «La borghesia italiana è diversa dalle grandi borghesie europee. è una piccola borghesia: e di conseguenza anche la sua rabbia, quando c’;è, è piccola piccola». Il film nell’;edizione aggiornata al 2008 sarà nelle sale il prossimo 5 settembre.

Ma.Ca.

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