Sono tutti contenti. E i larghi sorrisi e gli abbracci liberatori davanti al Palazzo del Cinema nella sera della prima ne sono il segno visibile. Pupi Avati, cui tutti vogliono stringere la mano, Silvio Orlando elegantissimo col papillon, e lei, la forte e fragile Alba Rohrwacher (nelle foto, a destra in una scena del film con Silvio Orlando), circondata da bisbigli ammirati e incantevole col nuovo taglio di capelli e fasciata nel lungo abito che ne slancia la figura aggraziata. Una figura che il regista emiliano ha stravolto per poterla adattare al complesso personaggio protagonista del suo film Il papà di Giovanna , tra le quattro pellicole italiane in concorso alla 65esima edizione della Mostra del Cinema. La storia, scritta dallo stesso Avati, è ambientata nella Bologna degli anni ‘;30 e si concentra sul particolare e morboso rapporto tra un padre, professore di liceo (Orlando) e sua figlia Giovanna (Rohrwacher) socialmente disadattata e disturbata mentalmente. Un legame per raccontare il quale il regista, padre di tre figli, ha «riversato tutto ciò che sapevo di bene e di male della figura paterna». Accolto con entusiasmo anche tutto il resto del cast, composto da un inedito e drammatico Ezio Greggio (ma i momenti in cui “si lascia riconoscere” non mancano), un’;altrettanto inattesa Serena Grandi (moglie paralitica di Greggio) e la sempre affascinante Francesca Neri, che Avati ha rivoluto con sé dopo l’;esperienza positiva de La cena per farli conoscere (valso all’;attrice una nomination ai David di Donatello). La Neri veste qui i difficili panni di una madre “emarginata” da una relazione esclusiva padre-figlia, e del suo personaggio, pieno di luci e ombre, in conferenza stampa ha ammesso: «Io lo giustifico. Mi fa tenerezza. E poi credo non si possano giudicare dall’;esterno i rapporti famigliari». Al centro della storia vi è un delitto, quello della migliore e unica amica di Giovanna, che finirà per sconvolgere la vita della famiglia. Sullo sfondo il fascismo, la guerra con i suoi bombardamenti e una Bologna borghese e severa, in cui farsi perdonare è impresa ardua. Determinante, per la riuscita del film, l’;affiatamento del cast, il cui segreto è stato svelato da Orlando: «sembrava di andare a lavorare alla Magneti Marelli. Dove il capo arriva prima degli operai e poi mangia in mensa con loro», e l’;alchimia creatasi tra i due protagonisti del titolo, confermata dallo stesso Orlando: «Con Alba è scattato un feeling. Insieme a lei ho ricostruito un sentimento che non conosco perché non ho figli”. L’;attrice dal canto suo, alla prova con un personaggio border line dal quale era facile «lasciarsi travolgere», si è detta a sua volta reduce da un’;esperienza gratificante agevolata dalla vicinanza con grandi professionisti: «Mi sono sentita totalmente protetta da Pupi, Silvio e Francesca». L’;appuntamento in sala, confermato dal vicepresidente e a.d. di Medusa Giampaolo Letta, è per il 12 settembre, e l’;assicurazione rivolta da Silvio Orlando alla platea è di quelle su cui si può fare affidamento: «il nostro cinema spesso raffredda i sentimenti. Questo film invece si avvicina al pubblico».

Al.Za.

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