Avete ancora ben chiari nella mente i protagonisti di Una notte da leoni 2, quando si risvegliano dall’addio al celibato immemori di qualunque fatto sia accaduto la notte prima, sfatti, consumati, con ancora addosso i vestiti del giorno precedente, nella camera di un motel fatiscente di Bangkok, con la colonnina del termometro che segna i 40° e una percentuale di umidità talmente alta da avere sempre la vaga sensazione di avere qualche linea di febbre? Ecco, la 68ma edizione del Festival di Venezia è stata travolgente ed epica tanto quanto quell’addio al celibato. Un tornado che, dopo averti travolto, ti lascia attonito ma anche elettrizzato.
Era da anni che non si assisteva a un’edizione così spumeggiante, ricca e quasi tracimante di grande cinema d’autore. E con un red carpet altrettanto debordante di star.
Cronisti di quotidiani, penne gossippare delle riviste femminili, blogger d’assalto, scattanti reporter televisivi, oltre agli immancabili concorrenti specializzati, formavano la giungla quotidiana tra cui muoversi e – a tratti – da scavalcare. Aggiungeteci poi che all’afa record che ha contrassegnato l’estate italiana, la laguna ha aggiunto di suo un buon 20% di umidità e avrete chiara la percezione di quanto lo scenario si fosse fatto “caldo”.

UNA “CARNEFICINA” DI TITOLI
Tanti, ottimi, firmati dai più grandi. Quest’anno il Lido non ha avuto nulla da invidiare alla Croisette. Ad aprire la sezione Concorso ci ha pensato uno di casa come George Clooney, per il quale dopo l’ottima prova di Good Night, and Good Luck, nessuno nutriva alcun pregiudizio. Il divo americano è arrivato alla Mostra mettendo subito i puntini sulle i. Anzi sulle I. Nel suo Idi di marzo, in odore di dramma shakespeariano, racconta con ispirato cinismo la discesa agli inferi di un giovane ufficio stampa idealista che vorrebbe il proprio candidato eletto alle primarie dei democratici, in vista delle presidenziali e di un’America migliore, ma il precipitare degli eventi lo trasformerà nel peggiore degli squali.
Alla demolizione della classe politica americana, è seguita la “carneficina” della famiglia. Carnage di Roman Polanski è il perfetto adattamento su grande schermo della graffiante pièce teatrale di Yasmina Reza, vivificata dall’interpretazione potente e perfetta di un quartetto d’attori come Kate Winslet, Christoph Waltz, John C. Reilly e Jodie Foster. A seguire, sono arrivate le pandemie globalizzate di Contagion, la porno-dipendenza di Shame. E ancora: Cronenberg ha messo in scena il conflitto spiritualità/scienza che ha provocato la scissione tra Freud e Jung, il giapponese Sion Sono ha narrato il post-Fukushima, mentre il nostro Emanuele Crialese (e non solo lui) si è concentrato in Terraferma sul tema dell’immigrazione clandestina.
(Foto: Getty)

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George Clooney mentre firma autografi e, sotto, Kate Winslet sul tappeto rosso

Qui sotto un’immagine del Faust, il film vincitore del Leone d’oro

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