Continuano a provarci, e di certo non sarà questa l’ultima volta: tra i presunti epigoni della Twilight Saga va infatti aggiunto The Moth Diaries di Mary Harron, presentato fuori concorso a Venezia 68, e ambientato in un collegio femminile, dove la sedicenne Rebecca (Sarah Bolger) si appresta ad iniziare un nuovo anno scolastico ben decisa ad annotare ogni cosa sul suo quaderno privato.

Tutto bene, finché la robusta bidella tuttofare Miss Rood non le deposita nella camera di fronte la nuova arrivata Ernessa, altissima e silenziosa (Lily Cole, già vista in Parnassus). Ernessa diventa subito intima con Lucy, l’amica del cuore di Rebecca, mentre tra le due dirimpettaie l’amicizia non decolla, nonostante un comune trauma pregresso (entrambe hanno avuto un padre suicida). Passano i giorni, e cominciano a fioccare le stranezze: dalla stanza di Ernessa sale un aroma dolciastro, sciami di falene si accalcano sulle vetrate, e un misterioso malessere sembra pian piano consumare Lucy. Sarà mica un vampiro la matricola? L’unico che sembra capire è il prof di lettere (Scott Speedman), ma in realtà pure lui su Rebecca ha altre mire.

Ebbene, l’unica spiegazione possibile per cui il film sia stato invitato a Venezia, è che alla regia c’è un autrice di discreto nome: la Harron ha già firmato American Psycho e La scandalosa vita di Betty Page. Ma le ipotesi finiscono qui. The Moth Diaries è una versione tutta al femminile dei vari college-horror vampireschi, in cui i punti di forza del romanzo d’origine – la scoperta della propria sessualità che assume connotazioni “mostruose”, il senso di accerchiamento spesso provato dagli adolescenti, il ruolo ambiguo dei professori nell’educazione sentimentale dei teenagers – sono annacquati da una messa in scena e da un montaggio preoccupati solo di arrivare ai titoli di coda il più in fretta (nemmeno 90 minuti) e il più al sicuro possibile.

La traccia del sangue attraversa il film – il sangue mestruale, l’epistassi (sangue dal naso), le vene recise nei flashback del padre suicida – ed avrebbe il potenziale per caricarlo di inquietudini, ma la Harron, evidentemente addomesticata dalla produzione, tira il freno tutte le volte che può e per di più tagliuzza a tal punto la trama da rendere la crescente paranoia di Rebecca praticamente incomprensibile. Resta un vampire movie con una sola sequenza perturbante (per altro copiata di sana pianta da Carrie – Lo sguardo di Satana) che non piacerà a quasi a nessuno, fatta forse eccezione per qualche fan del romanzo d’origine.

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