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Pieta (leggi la recensione), il 18esimo film del pluripremiato regista sudcoreano Kim Ki-duk (tra cui il Fipresci a Venezia 2004 per 3-Iron, un Orso d’Argento a Berlino 2004 per Samaritan Girl e Un certain regard a Cannes 2011 per Arirang), è stato accolto con un lunghissimo applauso (fino a questo punto del Festival mai così trasversale) dalla stampa internazionale della 69esima Mostra di Venezia e si candida seriamente tra i favori per la corsa al Leone d’Oro.

Decisamente più apprezzato all’estero – specialmente in Europa – che in patria (anche se «credo che ora le major del mio Paese si stiano accorgendo di me» commenta speranzoso l’artista), Kim Ki-duk ha portato alla kermesse veneziana un’opera inedita rispetto al suo percorso artistico, forse più accessibile al pubblico occidentale, che nella pellicola ritroverà archetipi propri della tragedia greca. Nonostante l’autore, intervistato in conferenza stampa, non condivida pienamente l’accostamento. «La tragedia greca è ben conosciuta in Corea e viene continuamente rappresentata. Tuttavia, ritengo che essa sia più legata alla sfera dei sentimenti umani e alla rappresentazione delle relazioni famigliari. Con il mio film, ho voluto raccontare il capitalismo estremo e le sue conseguenze sulle dinamiche personali: una crisi che trasfigura i rapporti in senso negativo. Percepite dei cambiamenti tecnici rispetto ai miei lavori precedenti perché il tema che tratto è diverso da tutti gli altri affrontati in passato, come l’esplorazione dell’identità del singolo o di una società. Pieta è dedicato a tutta l’umanità, smarrita nella difficile e profonda crisi del capitalismo». Un processo globale, seppure l’ambientazione sia molto precisa e circoscritta – tra gli str vicoli di quello che è diventato il cuore dell’Information Technology coreana -, che coinvolge appunto l’umanità intera. Proprio al dolore del mondo, causato dall’uso malsano e spregiudicato del denaro, il regista rivolge la “pietà” del titolo, la stessa «della Vergine di Michelangelo, che stringe il figlio perduto, come metafora di un abbraccio di comprensione e condivisione di un dolore collettivo».

D’altra parte, il denaro è – accanto ai due straordinari interpreti principali (Lee Jung-jin e Cho Min-soo), «scelti perché, nonostante la loro esperienza nel cinema, non avevano mai affrontato un progetto come questo e per me erano ancora una pagina bianca sulla quale lavorare» -, il terzo protagonista del film: «E’ a causa del denaro che i due si incontrano» spiega il regista. La donna si avvicina misteriosamente al ragazzo, un solitario divenuto lo spietato “regolaconti” di uno strozzino, «come sua madre, la parola più bella da poter utilizzare quando ci si presenta a qualcuno». Scopriremo solo poi che la sua improvvisa comparsa è stata infatti causata da una questione di denaro conclusasi tragicamente…

«Pieta non è intrattenimento, come non lo sono mai le opere di Kim Ki-duk, che lui stesso definisce come uno sguardo sulla realtà» conclude Lee Jung-jin.

Il film uscirà il 14 settembre 2012 nelle sale italiane.

(Foto Getty Images)

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