Romanzo di pochi anni e molte fortune, La cena di Hermann Koch racconta la collisione tra due coppie borghesi durante una lunga serata al ristorante, a causa di un crimine commesso in combutta dai loro figli adolescenti – un lui e una lei – teenager viziati e superficiali. L’unità di luogo, unita al tema, rende oggi il soggetto troppo simile a quello del Dio del massacro di Yasmina Reza, da cui tre anni fa Roman Polanski ha tratto Carnage con esiti pressoché imbattibili. Si capisce allora perché Ivano De Matteo abbia deciso di ripensare il libro in un film che allarga lo scenario alle vite private dei due padri e fratelli, un chirurgo pediatrico e un avvocato dagli scarsi scrupoli, alle loro mogli e ai loro ragazzi.

Dove però Polanski arricchiva di sfumature la solita predica sulla doppia morale borghese, grazie alla costante vena di umorismo nero (e lì bisogna ringraziare la penna formidabile della Reza) e all’istrionismo degli attori, De Matteo si appoggia a più ovvi umori drammatici, pescando facile nel repertorio di Lo Cascio e della Mezzogiorno, ma finendo servito meglio da Alessandro Gassman e Barbora Bobulova, che lavorano sempre di sottrazione. Non aiutano di certo nessuno i dialoghi, né scenografie e luci, tutte di sensibilità televisiva, cosa che dopo aver visto in concorso i film di Munzi e Costanzo stride ancora di più.

Come se non bastasse fa capolino il messaggio: «Non lasciate soli i vostri figli davanti a Internet, finiranno per diventare dei delinquenti», proposto con tale placida noncuranza, da sembrare quasi una provocazione. A salvare capra e cavoli interviene però l’argomento e il clima del film, che ne fanno una piattaforma perfetta per riflessioni da pranzo domenicale, girando attorno alla domanda “Tu che avresti fatto al posto suo?”.

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Foto: Emanuele Scarpa/01 Distribution

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