Madre! photocall a Venezia del film di Aronofsky

Il film più controverso della Mostra del cinema di Venezia 2017 è arrivato, tra boati di disprezzo, reazioni scomposte in sala e tante polemiche: stiamo parlando, naturalmente, di Madre! di Darren Aronofsky, che ha diviso il Lido in modo radicale, come nessun altro film quest’anno. Merito della vitalità di un regista che non si risparmia, non smette mai di osare e che dà vita, in questo caso, a un film stratificato e grottesco e allo stesso tempo estremamente lineare, una fiaba allegorica che tiene lo spettatore appeso per le viscere dall’inizio alla fine.

«Per me è bellissimo essere di nuovo a Venezia. Di solito ci metto tanti anni a fare i miei film e a pensarli, in questo caso invece mi sono bastati cinque giorni per scrivere la prima versione dello script, che è venuta fuori proprio di getto…dunque potete immaginare il valore del sesto giorno, collegandolo con ciò che succede all’inizio del film», ha scherzato il regista in conferenza stampa, con dalla sua occhialini tondi, tanta brillantezza nelle risposte e una certa spavalderia nel difendere con cognizione di causa un film così spiazzante e d’impatto. Una chiara allusione, la sua, alla metafora biblica che fa da colonna portante a Madre! e che merita di essere scoperta e vissuta in sala, insieme al notevole apparato sonoro e visivo dell’opera.

«Jennifer ne è stata subito entusiasta, e di colpo eravamo già sul set del film – ha continuato il regista de Il cigno nero mentre col bravissimo compositore Jóhann Jóhannsson, uno dei migliori oggi nel suo campo, abbiamo lavorato a dei suoni e a della musica che indicassero al pubblico come sentire qualcosa, come sempre accade, ma che contemporaneamente non dessero nemmeno punti di riferimento. Il pubblico nel film è in balia degli eventi esattamente come Jennifer e volevo che ci fosse una perfetta adesione tra il punto di vista dello spettatore e quello della madre del titolo».

«Non ho il preconcetto di dover essere a tutti i costi controverso – ha chiarito Aronofsky in risposta anche ai fischi che hanno accolto il film oggi alla proiezione ufficiale per la stampa – anche Buñuel ha parlato del dissolversi dell’intera società tutto in una stanza, a modo suo (Madre!, invece, si svolge tutto in una casa, ndr). In questo caso avevamo tanti riferimenti, tra i quali Edgar Allan Poe, ma nessun elemento in particolare al quale ispirarci: il film è nato come una febbre vera e propria, guidata dall’inconscio. Se fai film per un pubblico di massa e basta a mio modo di vedere non combini niente, devi raccontare sempre quella che credi sia la tua storia. C’è la luna piena stanotte alle tre e questo film può essere considerato a tutti gli effetti il mio urlo alla luna. Un un cocktail estremo,  senz’altro, ma l’ho sempre detto che era come le montagne russe. Qualcuno non vorrà salirci a bordo ed è giusto così».

Jennifer Lawrence, particolarmente radiosa accanto al suo regista con cui ha anche intrecciato una storia d’amore molto chiacchierata, ha invece espresso le sue idee sul ruolo che interpreta, con durezza e senza concessione alcuna al tema dell’accoglienza del film: «Non mi interessano le metafore, ma solo la verità del mio personaggio. Si tratta di una parte completamente diversa per me da tutto quello che ho fatto fino a questo momento, ci sono voluti tre mesi di prove rigorose e c’era una parte di me necessaria per questo personaggio che Darren è riuscito a tirare fuori, ma è stata la cosa più difficile da ottenere».

Presente anche Michelle Pfeiffer, che nel film, insieme a Ed Harris, ha il compito di stravolgere il ménage familiar di Jennifer Lawrence e del compagno Javier Bardem col suo arrivo nella loro enorme dimora: «In una recensione ho letto che il mio personaggio somiglia a una guglia, qualcosa che invade e piomba a capofitto, ma secondo me è anche uno specchio e un angelo custode, a suo modo, per Jennifer, sta cercando paradossalmente di aiutarla. Sono attratta da sempre dai registi con un lato oscuro e Darren ce l’ha eccome…».

«Un film complesso, con molti strati – ha concluso il divo spagnolo – La madre, la terra. La sua stratificazione secondo me è a anche la sua forza. La responsabilità di un regista e di un artista sono sempre rispetto alla sua opera. Il resto, il lato mediatico, non dipende da lui e non deve contare per il suo lavoro».

Foto: Getty Images

Qui la nostra sezione dedicata alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia.

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