Redford Fonda Leoni alla carriera 2017!

La passione e la complicità tra Robert Redford e Jane Fonda è, a essere onesti, più che evidente (e non potrebbe essere altrimenti). Si percepisce nei sorrisi gioviali e furtivi che i due si scambiano a più riprese quando sono vicini, nell’imbarazzo sottile e carico d’affetto che li lega e li attraversa. I due divi hollywoodiani, insigniti del prestigioso Leone d’oro alla Carriera, sono sbarcati oggi alla Mostra del cinema di Venezia per presentare il film originale Netflix che li vede protagonisti, Our Souls at Night (titolo italiano Le nostre anime di notte), che arriverà su Netflix in tutti i Paesi in cui il servizio è attivo a partire dal 29 Settembre 2017. Un lavoro che li riporta insieme sullo schermo dopo quasi quarant’anni, restituendoci una delle coppie più iconiche del cinema americano di ogni tempo.

Basato sul romanzo scritto da Kent Haruf e adattato per la televisione da Scott Neustadter e Michael H. Weber (Colpa delle stelle), Le nostre anime di notte è ambientato in Colorado e vede Addie Moore (Jane Fonda) andare in visita dal suo vicino di casa Louis Waters (Robert Redford), un gesto che inaugura per i due un’intimità inedita, sorprendente, rinnovata: entrambi vedovi da dieci anni e vicini di casa da una vita, decidono di conoscersi meglio e addirittura di iniziare a dormire insieme, di punto in bianco e senza una reale ragione, su proposta di lei. Non per sesso, però, ma per sperimentare una complicità mai provata prima, che riempia la vita di entrambi e dia un senso al tempo che è loro rimasto.

 «L’industria va incontro ai giovani e sempre meno film cercano un pubblico più adulto, ragion per cui ho voluto fare questo film. Credo che le storie d’amore avranno sempre un futuro, ma il terzo e vero motivo per cui ho fatto questo film è che volevo fare un altro film con Jane Fonda prima di morire. Io e Jane, che facciamo film insieme da mezzo secolo, volevamo un’altra chance e un film che rispecchiasse la nostra età», ha detto Redford in conferenza stampa.

«Non voglio parlare di politica – ha proseguito l’attore facendo leva sulla sua arcinota vocazione democratica – oggi non siamo qui per questo. Voglio solo dire che c’è speranza per il futuro, contrariamente a quanto si dice, e che oggi non ne abbiamo quanto dovremmo averne. La seconda cosa fondamentale è provare a cambiare il pianeta, il che vuol dire che ci vogliono molti interventi reali, soprattutto negli Stati Uniti d’America. L’unico pianeta che abbiamo è già stato rovinato per il profitto».

Sul sogno americano nello specifico, Redford non risponde e non dice se sia una menzogna o meno come aveva lui stesso suggerito in passato, mentre è ben più disposto a parlare di un valore che gli sta tanto a cuore: «L’America è conosciuta per una cosa che chiamiamo indipendenza, ma si applica troppo di rado. Lo spirito del Sundance (la storica rassegna di cinema indipendente fondata da Redford, ndr), cui questo film contribuisce, è quello di dare una chance a un regista che non magari non l’avrebbe mai avuta altrimenti. Il Sundance nasce come laboratorio per prendere delle personalità valide e generare in loro delle competenze. Ritesh (Batra, il regista di Le nostre anime di notte, ndr) è uno di loro, arrivato al nostro lab anni fa. Abbiamo prodotto il suo film indiano, The Lunchbox, ed è nato un interesse».

L’amore di Jane Fonda per il suo storico collega e affezionato amico, dal canto suo, è palpabile e contagioso: «Il Sundance di Robert ha cambiato il cinema americano in profondità. Volevo tornare a passare del tempo con lui, vedere come è diventato, tornare a innamorarmi di lui un’altra volta. Sul set non riuscivo a non toccare Robert, a stargli accanto. Il mio personaggio incoraggia l’altro a fare ciò che i due decidono di fare e rispetto ad A piedi nudi nel parco il nostro rapporto presenta anche delle analogie, come ho avuto modo di notare. Devo dire che ho baciato Robert da ragazzo, l’ho baciato adesso, e a distanza di tanti anni bacia ancora da Dio!».

Un film come Le nostre anime di notte non può infine che portare a chiedersi: ma l’amore, invecchiando, che fine fa? Finisce o si rinnova? Jane a tal proposito non potrebbe avere le idee più chiare e anche Robert è d’accordo con lei: «Invecchiando l’amore romantico migliora, perché non abbiamo davvero nulla da perdere. Non vediamo mai scene di sesso nel film ma è meraviglioso immaginare ancora una vita sessuale insieme per due persone, anche in età avanzata. Magari negli extra del dvd si vedranno delle scene di sesso in più!».

Qui la nostra sezione dedicata alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia.

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