The Devil and Father Amorth

44 anni fa, William Friedkin terrorizzava gli spettatori di tutto il mondo con L’esorcista, diventato una pietra miliare e inevitabile modello di confronto per moltissimi horror venuti dopo. L’autore riparte proprio dal suo capolavoro portandoci nuovamente fra le strade di Georgetown, fino a quelle dannata scalinate in cui abbiamo visto schiattare Padre Karras. Un piccolo momento amarcord prima del salto nel presente.

«Non avevo mai assistito a un vero esorcismo prima di allora», racconta il cineasta nel suo documentario. E questo, fino all’anno scorso, quando il nostro è andato fino a Roma per incontrare Padre Gabriele Amorth, considerato il più temibile degli esorcisti, una sorta di Van Helsing delle possessioni demoniache. Il prete permette al regista di filmare un rito su tale Cristina, occhi un po’ spiritati e convinta di avere dentro di sé un’intera legione di spiriti malvagi. L’esorcismo live può finalmente partire: non ci sono direttori della fotografia, solo Friedkin e la sua reflex in mano; la ragazza è seduta su un divano, e attorno e lei, abbiamo il fidanzato e i parenti. Tutti pregano, e Cristina, a un certo punto, inizia a imprecare con voce diabolica tipica dei posseduti da horror movie.

Lo stile è quello dei servizi di Lucignolo e degli inserti di Studio Aperto, e a prevalare sono la musica ridondante, la voice off, e un fortissimo odore di sensazionalismo forzato. Friedkin giura che il materiale è autentico e che non è stato minimamente modificato: noi non abbiamo chiaramente i mezzi per fare una verifica accertata, ma l’impressione è che il tutto sappia un po’ di messa in scena, a iniziare proprio dalla voce “effettata” dell’indiavolata. Paradossalmente, risultavano più autentici e  inquietanti i deliri di Linda Blair nella finzione dichiarata, piuttosto che questa documentazione true to life, anche perché il momento seriamente più orrorifico dell’opera, quello in cui la donna impazzisce in chiesa e minaccia di uccidere il regista, ci viene solo narrato a voce, in quanto, guardacaso, in quell’istante Friedkin decise di non portare la telecamera con sé.

Sia chiaro: The Devil and Father Amorth ha i suoi momenti affascinanti (certe dichiarazioni di William Peter Blatty mettono i brividi) e di certo vogliamo bene a  Friedkin anche nei suoi momenti più mitomani; a rimanere, però, sono un forte dubbio sull’onestà dell’operazione e l’impressione che da questo materiale si potesse trarre qualcosa di molto più evocativo. Il titolo che arriva col medesimo font de L’esorcista però fatto con Paint, poi, non aiuta di certo.

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