È una città fantasma, la Taranto che fa da scenario a Mondocane, l’esordio nel lungometraggio di finzione di Alessandro Celli, regista già attivo in televisione e vincitore di un David di Donatello con il cortometraggio Uova. Cinta dal filo spinato, isolata dal mondo esterno, al punto che neanche la polizia si azzarda a entrarci, è ormai abitata soltanto dai più poveri in lotta per la sopravvivenza. Tra loro, due orfani di tredici anni che sognano di entrare nella Formiche, la gang guidata dal carismatico Testacalda, in lotta con un’altra gang per il controllo del territorio. Quando Pietro, uno dei due ragazzi, viene accettato nella squadra con il soprannome di Mondocane, impone che i suoi nuovi compagni accettino anche il suo amico Christian, che però viene deriso e rinominato Pisciasotto. Le nuove dinamiche che vengono a crearsi rischiano di rovinare per sempre gli equilibri tra i due amici fraterni.

“L’idea di un film ambientato in un futuro distopico in Italia mi spaventava”, confessa Paolo Del Brocco, Amministratore Delegato di Rai Cinema, che ha prodotto Mondocane insieme alla Groenlandia di Matteo Rovere e a Minerva Pictures, “ma parlando con gli sceneggiatori ho capito che il film era incentrato su delle tematiche importanti che andavano al di là del genere al quale apparteneva”. 

Il film, infatti, tratta argomenti importanti per il presente e per il futuro delle nuove generazioni, come la crisi ambientale. Non è un caso che sia Taranto, città fortemente colpita da tale problematica, il teatro della storia. “Nonostante il soggetto sia stato scritto anni fa, la situazione legata alla pandemia rende ancora più attuale la storia”, riflette il regista Alessandro Celli, “anche se il nostro obiettivo principale era cercare di mantenerla il più semplice possibile, perché, prima di tutto, vedo Mondocane come un film romantico, incentrato sulla storia di una forte amicizia”.

Il progetto fa parte di una serie di film di genere che, negli ultimi anni, hanno goduto in Italia di una rinascita. “Avremmo potuto fare semplicemente un film drammatico sui fatti di cronaca relativi alla situazione di Taranto, come spesso facciamo in Italia”, ha commentato Alessandro Borghi, che nel film interpreta Testacalda, “sono contento, invece, che Alessandro abbia deciso di dirigere questa sorta di fiaba che, grazie anche all’ambientazione e all’azione di cui il film è ricco, potrà raggiungere un pubblico molto più ampio, intrattenendolo oltre che a farlo riflettere. Sono convinto che il cinema sia un dono, uno strumento che permette di comunicare qualcosa agli altri”.

Al fianco di Alessandro Borghi, nei panni dei due giovani protagonisti del film, troviamo Dennis Protopapa e Giuliano Soprano, amici anche nella vita reale, che hanno raccontato quanto per loro sia stato facile e divertente lavorare sul set, soprattutto sulla fisicità richiesta dai loro ruoli anche in relazione con il personaggio di Testacalda. Mentre Barbara Ronchi interpreta Katia, una poliziotta cresciuta nel campo orfani di Taranto che trova nel rapporto con la piccola Sabrina – interpretata da Ludovica Nasti – la motivazione per continuare a lottare. “Sia il mio personaggio che quello di Alessandro cercano di ricostruire qualcosa attraverso il loro rapporto con i bambini”, sostiene la Ronchi, “solo che lui cerca di costruirsi un esercito, mentre Katia in Sabrina trova un calore umano, un affetto quasi materno, che giustifica il suo essere rimasta in una città dalla quale quasi tutti sono fuggiti per sopravvivere”.

“Mi sono innamorato subito delle idee che Alessandro aveva inserito nel soggetto del film” (sviluppate in sceneggiatura insieme ad Antonio Leotti), sostiene Matteo Rovere, “e il progetto rientrava perfettamente nella mentalità produttiva legata ai generi che stiamo cercando di portare avanti con Groenlandia. Siamo molto felici, insieme a 01 e a Minerva, di aver potuto lavorare su questo progetto con la libertà creativa necessaria a portare alla luce un racconto sul mondo contemporaneo che fosse spettacolare e il meno didascalico possibile.”

In chiusura di conferenza, Alessandro Borghi ha affermato di non essere più interessato come in passato alle proposte di lavoro provenienti dall’estero. “Le offerte arrivano e mi fanno piacere, non escludo di certo a prescindere progetti non italiani. Per anni sono stato ossessionato dal sogno di Hollywood, dalla possibilità di essere chiamato da un grande regista americano. Ma viviamo in un momento storico in cui le possibilità produttive sono aumentate, grazie all’affermazione delle piattaforme streaming e di realtà produttive giovani e dinamiche. Sono convinto che, ormai, si possa essere internazionali restando in Italia, e questo mi riempie di gioia”.


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Foto: 01 Distribution

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