Docufilm collettivo di cinque grandi registi europei chiamati a raccontare le conseguenze della pandemia nei loro rispettivi paesi, Isolation (presentato a Venezia durante le Giornate degli Autori) è un progetto lanciato dall’italiana Notorious Pictures di Guglielmo Marchetti in collaborazione con case di produzione provenienti dal Belgio, dalla Germania, dall’Inghilterra e dalla Svezia. I registi coinvolti nel progetto sono Michele Placido, Julia von Heinz, Michael Winterbottom, Jaco Van Dormael e Olivier Guerpillon.

«Del progetto, mi ha affascinato la possibilità di poter raccontare in modo completamente libero la mia esperienza – ha dichiarato in conferenza stampa Guerpillon – è stato un modo soddisfacente di liberarmi da quel senso di forte frustrazione che la pandemia ha portato nel paese in cui abito, la Svezia. Grazie al montaggio di momenti diversi presi da telegiornali, social media, immagini di cronaca e film, ho cercato di raccontare l’atteggiamento difettoso che la Svezia ha deciso di prendere nei confronti del problema». 

Il giorno precedente all’inizio del lockdown in Germania, il padre di Julia von Heinz è morto inaspettatamente. Costretta in casa, la regista ha esplorato il passato del padre scoprendo che aveva sempre condotto una doppia vita. «La nostra generazione ha vissuto una crisi paragonabile a un periodo di guerra, un’esperienza dalla quale tutti dobbiamo imparare. Sono tornata alla vita quando sono stata invitata alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2020. È stato come aprire una finestra e poter respirare aria fresca. Non dimenticherò mai quella sensazione di ritrovata libertà» ha detto.

Michael Winterbottom ha deciso di raccontare le difficoltà affrontate dai richiedenti asilo in tempo di pandemia: costretti a rimanere in contatto con i loro parenti soltanto via telefono o Skype, senza possibilità di lavorare, in attesa di avere la possibilità di iniziare una nuova vita. «La speranza – dice il regista –  è che quanto abbiamo vissuto con il Covid-19 ci spinga a dare più peso e valore ai concetti di comunità e solidarietà. Le scene delle persone chiuse in casa che si davano appuntamento sui balconi per cantare, battere le mani e farsi coraggio è l’immagine più potente che mi resta della pandemia. Mi fa sperare in un futuro migliore».

«Purtroppo, non sono altrettanto ottimista per il futuro – ha ribattuto Jaco Van Dormael, non possiamo essere certi di cosa ci aspetti. La pandemia ha cambiato tutto. Il cambiamento è un processo inevitabile, ma è stato molto accelerato, soprattutto a livello sociale, e credo che, come succede nei nostri cortometraggi che compongono Isolation, ci restino più domande senza risposta che soluzioni ai problemi che dovremo affrontare».

La Morte Addosso, il cortometraggio diretto da Michele Placido, è composto da una serie di video che l’autore registra nel corso delle sue passeggiate mattutine in lockdown nell’arco di diversi mesi e da riprese effettuate in seguito a Milano e Firenze, dove osserva ciò che accade nel mondo dell’arte e alle persone che vi lavorano, obbligate a resistere.

E proprio sul futuro dell’arte, quella cinematografica in particolare, ha concluso la von Heinz: «Viviamo una situazione paradossale: il periodo che ci ha visti chiusi in casa ha portato a una richiesta altissima di contenuti audiovisivi dei quali poter usufruire, ma questo è andato a scapito del grande schermo. Sarà necessario tornare ad apprezzare l’esperienza della sala e l’empatia che essa crea, farla conoscere e comprendere, nella sua importanza, alle nuove generazioni. Vedere un film da soli sul proprio divano non può essere paragonato alla condivisione della visione». 

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