Unico film italiano presente nella sezione Biennale College Cinema Short Skin è l’opera prima di Duccio Chiarini. Un film onesto e leggero, delicato ma anche comico, che parla del passaggio alla vita adulta di Edo, che soffre di una malformazione al prepuzio che gli impedisce qualsiasi tipo di attività sessuale, rendendolo così timido e impacciato con il gentil sesso.
Abbiamo avuto modo di fare quattro chiacchiere con il regista, Duccio Chiarini, emozionato ecco cosa ci ha raccontato.

Film d’esordio presentato durante la Mostra d’arte cinematografica di Venezia, domanda d’obbligo, che effetto fa? 

Duccio Chiarini: Sono emozionatissimo! è successo tutto molto in fretta. A settembre scorso ci è arrivata la telefonata di Biennale College Cinema, eravamo stati selezionati per la seconda edizione, poi c’è stato il seminario di dieci giorni, un mese di tempo per scrivere la sceneggiatura, e poi ci hanno detto siete nei tre tra quattro mesi dovete girare. Una cavalcata che non ti da il tempo di capire e riflettere, ma ti riporta a come le cose dovrebbero essere fatte, nella piena semplicità.

Perché hai deciso di voler raccontare il passaggio all’età adulta con una problematica come quella di Edo?

DC: Mi sembrava che in sintesi rappresentasse la fragilità e l’insicurezza rispetto a una parte del corpo messa sotto pressione dalla nostra cultura. L’essere maschio, la virilità, cosa succede quindi, e che conseguenze ha sulla tua intimità, se quella parte lì non funziona? Mi faceva piacere raccontare le disavventure di qualcuno che, affrontando queste problematiche, scopre di avere altre qualità più importanti e affascinati quali la dolcezza e la sensibilità d’animo. 

Durante il film Bianca, la cugina di Edo, descrive la sua paura per il futuro “come stare sugli scogli e aver timore di buttarsi”. Ti è mai capitato di avere una sensazione simile, essere elettrizzato ma spaventato al tempo stesso?

DC: I lunghi viaggi mi fanno questo effetto. L’eccitazione di scoprire nuovi mondi e la paura di perdere quello che si conosce. Poi forse tutte le volte che nella vita si affronta il passaggio da una fase a quella successiva, quando si chiude una relazione, dei cicli, il liceo, il lavoro, sono sempre le stesse linee d’ombra che si ripetono. Per tutta la vita è come se rimanessimo sempre adolescenti in attesa del passaggio alla vita adulta. 

 

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