Una vedova allegra… ma non troppo, Il silenzio degli innocenti, Philadelphia, The Manchurian Candidate. Questi sono solo alcuni dei titoli che hanno reso Jonathan Demme un regista conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. In questi giorni al Festival di Venezia, in quanto Presidente di giuria della sezione Orizzonti – l’altra faccia della medaglia del Concorso, quella più sperimentale -, il regista ha colto l’occasione per presentare, a pochi giornalisti, il suo ultimo film.

Dove eravamo rimasti (titolo originale Ricki and the Flash) uscirà al cinema il 10 settembre, ma noi lo abbiamo visto in anteprima e abbiamo potuto fare quattro chiacchiere con il regista e il cantante – e attore – Rick Springfield, che interpreta il ruolo di Greg, amico/amante di Meryl Streep e chitarra solista dei Flash, la band con la quale si esibiscono.

La Streep (la Ricki del titolo) è una rockstar che non è mai riuscita davvero a sfondare, ma che per realizzare il sogno di diventare una celebrità ha da anni perso i contatti con la famiglia. Quando l’ex marito le telefona per chiederle aiuto – la figlia è depressa – Ricki vola subito in soccorso, ma non è accolta con altrettanto entusiasmo. Tra liti, incomprensioni e rancori mai superati, Jonathan Demme, a ritmo di rock’n’roll e con elegante linearità, ci racconta la vita di una donna che ha rinunciato a essere madre pur di essere se stessa, e la reazioni di una famiglia, divisa tra un amore ancestrale e un odio covato come unica arma di difesa.

Nel 2012 Demme era stato al Festival del Cinema di Venezia per presentare il docu-film Enzo Avitabile Music Life. Da dove deriva questo amore per la musica, e questa voglia di raccontarla?
«Ho passato la mia infanzia ad ascoltare la radio, poi è arrivata la tv, ma il mio rapporto con la musica è di lunghissima data, è ho da sempre avuto il desiderio di registrare musica live. Adoro quel momento in cui immagini e musica si fondono, e adoro riuscire a catturarlo. Il bello della musica live è che non c’è uno script, ma dipende tutto dalla performance.»

E Meryl Streep? Ha dovuto imparare a suonare la chitarra…
«Non mi sarei mai aspettato di vedere Mel in imbarazzo, è stato bellissimo. Continuava a scusarsi… » scherza Rick Springfield, che ha dovuto dividere il palco con Meryl, e l’ha fatto con bravura, presenza e sex appeal da vera rockstar.

«Non volevamo che la band suonasse in play back  –ci dice il regista – perciò tutti i componenti dovevano essere grandi musicisti, era necessario che Mel (Meryl Streep n.d.r.) imparasse a suonare la chitarra. Non l’ho vista per tre settimane, perché voleva farsi sentire solo quando fosse stata sicura. Era molto nervosa, doveva suonare e interpretare il suo personaggio. Ma ce l’ha fatta. E poi a fianco a lei c’era Rick che è un grandioso musicista. Non è stato facile trovarlo: abbiamo fatto il casting sia ad attori che non sapevano suonare che a musicisti senza esperienze di attori, ma quando abbiamo visto Rick qualcosa è scattato, era perfetto.»

Continua Rick: «Quando mi hanno proposto di girare un film con Meryl Strepp diretto da Jonathan Demme non ci potevo credere. Sono ancora scioccato.»

E Meryl Streep? Come è stata scelta?
«In realtà quando mi hanno proposto di dirigere il film sapevo già che Meryl sarebbe stata la protagonista. Sfogliavo lo script dicendomi “fa che sia buono”, ed era effettivamente ottimo. Con Mel siamo andati per anni a vedere concerti insieme, non è stata una sorpresa scoprire che voleva essere in questo film.»

Nel film Ricki cerca di recuperare il rapporto con la figlia Julie, che è intepretata da Mamie Grummer, vera figlia dell’attrice.
«È stata la sfida più grande – confessa il regista – Mel le aveva fatto leggere lo script e Mamie voleva esserci. Ma io dovevo in qualche modo competere con Mel per l’attenzione della figlia, così ho speso molto tempo cercando di sedurre Mamie, e farle capire che doveva odiare la madre, che invece ama così tanto, chi non ama Meryl Streep?
Il risultato finale è ottimo, e Mel è stata bravissima, e si lasciata trasformare in una persona orribile sotto tutti i punti di vista.»

Nel corso della sua carriera Jonatha Demme ha spesso raccontato di donne molto indipendenti.
«Ritengo che le donne siano il sesso forte. A causa della società patriarcale nella quale viviamo, per anni sono state trattate come delle perdenti. Io invece ho sempre voluto parlare di donne forti ed indipendenti. Mi sono sempre battuto contro l’idiozia di certi uomini.»

I prossimi progetti?
«Per ora non ne ho nessuno, ma spero di poter fare qualcos’altro che abbia a che fare con la musica, magari in Italia. Sto cercando di diventare sempre migliore.»

Meglio di così? Siamo davvero curiosi.

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