Dalla matita che Nikita piantava nella mano della polizia in poi ha creato un suo modello di eroina d’azione femminile e oggi, che le action heroes sono una regola anche nei blockbuster, Luc Besson torna al genere che ha fatto il suo successo con la storia tutta originale di Lucy.
Nonostante non ci siano fumetti alla base, la trama pare comunque venire da tavole illustrate: si racconta di una ragazza come molte altre, con normali indecisioni e una vita irrisolta, che il destino costringe a diventare corriere della droga prima, e vittima di un’alterazione genetica in seguito a un incidente proprio con la suddetta droga. La contaminazione con una quantità esagerata di sostanze stupefacenti la trasforma, consentendole di sfruttare a pieno tutte le capacità della mente umana: può muovere oggetti con il pensiero, acquisire conoscenze in un attimo e non sentire né dolore né fatica. È la più consueta delle origini di un supereroe, realizzata mescolando molti stimoli differenti e con l’obiettivo di raccontare il tema che l’autore francese ha portato avanti per tutta la sua carriera: la forza del carattere femminile mostrata attraverso la metafora di una manifestazione fisica stupefacente.
Oggi, 24 anni dopo Nikita, Luc Besson è sempre lo stesso ma il cinema è cambiato intorno a lui, anche grazie a ciò che il suo film del 1990 ha contribuito a generare. Le eroine d’azione femminili sono aumentate in numero e varietà, così anche Lucy non può più essere una donna filiforme, atletica e asciutta, dal fisico androgino e dotata di una rabbia nervosa come Anne Parillaud, ma mantiene tutti i tratti fondamentali della femminilità. Come le donne combattenti post-Kill Bill, infatti, Lucy ha il corpo abbondante, il volto morbido, attraente, femminile e non si vergogna di ciò che la rende convenzionalmente sexy: in una parola è Scarlett Johansson. […]
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