Vi manca già Scissione? Provate il videogioco a cui è ispirata: è ancora più assurdo
telegram

Vi manca già Scissione? Provate il videogioco a cui è ispirata: è ancora più assurdo

In attesa della terza stagione, ritroverete le stesse ambientazioni e riflessioni esistenziali in questo videogioco del 2011

Vi manca già Scissione? Provate il videogioco a cui è ispirata: è ancora più assurdo

In attesa della terza stagione, ritroverete le stesse ambientazioni e riflessioni esistenziali in questo videogioco del 2011

Scissione e il videogioco a cui è ispirata, The Stanley Parable

Si è conclusa soltanto qualche giorno fa la seconda stagione di Scissione, l’acclamata serie thriller sci-fi con Adam Scott, che con questa tornata di episodi ha visto una vera e propria esplosione di popolarità, tanto da diventare la più vista nella storia di Apple. La piattaforma ha già confermato l’arrivo della terza stagione, ma ci vorrà ancora un po’ per scoprire cosa succederà ora a Mark e Helly.

Se però vi mancano già le ambientazioni bizzarre della storia, un metodo alternativo per riviverle è andare direttamente alla fonte, ovvero al videogioco che le ha ispirate. In un Q&A del 2022, infatti, il creatore Dan Erickson ha elencato alcune opere da cui ha preso spunto per ideare Scissione, che comprendono ad esempio la serie The Office, Brazil di Terry Gilliam, il film Impiegati… male! e, ultimo ma non ultimo, il videogioco del 2011 The Stanley Parable.

Sviluppato da Galactic Cafè, il titolo ha in effetti diversi punti in comune con la serie Apple. E non disperate, è perfetto anche per chi non è un gamer appassionato. L’elemento centrale di questa stramba avventura è la libera scelta: il giocatore veste i panni di Stanley, un dipendente di un’azienda che, proprio come Mark & co., svolge un lavoro ripetitivo al computer, seguendo delle istruzioni che gli vengono comunicate a schermo dai suoi superiori. Un giorno, non ricevendo più alcun compito, decide di lasciare la stanza ed esplorare il resto dell’edificio, che trova misteriosamente vuoto. 

Stanley è guidato in ogni momento da un narratore che gli suggerisce cosa fare, tuttavia sta al giocatore decidere se seguire o contravvenire ai suoi consigli. Lo scopo del gioco è risolvere il mistero esplorando l’ufficio e i vari ambienti, aprendo porte, seguendo corridoi a destra o a sinistra e interagendo con gli oggetti sul percorso. La somiglianza con Scissione vi sarà sicuramente saltata all’occhio: proprio come nella serie, ogni stanza di The Stanley Parable è minimale, disadorna e vagamente inquietante. E soprattutto, come la Lumon, l’ufficio nasconde sorprese di ogni tipo: impossibile prevedere cosa si annidi dietro ogni porta.

Ma al di là dell’estetica, i due prodotti condividono le stesse riflessioni etiche e filosofiche incentrate sul libero arbitrio in un contesto lavorativo capitalistico. Nel videogioco, le azioni e le scelte del giocatore influenzano drasticamente la narrazione, che può sfociare in 19 finali possibili (poi ampliati a 46 nella versione Deluxe). Per di più, ogni volta che il personaggio raggiunge un epilogo, il narratore resetta il gioco, facendolo tornare al punto di partenza.

Esattamente come Scissione, dunque, l’opera si chiede se esista davvero la libertà di scegliere in una società in cui il lavoro ha un ruolo così pervasivo nelle vite quotidiane degli esseri umani. Che senso hanno i gesti e i meccanismi ripetitivi che facciamo ogni giorno? Esiste una via d’uscita? La presenza ambigua del narratore aggiunge poi un livello ulteriore alla questione esistenziale: Stanley è davvero libero di scegliere? Le strade possibili sono tutte predeterminate o c’è forse un modo per superare il sistema in astuzia? In poche parole: è l’utente a controllare il gioco, o al contrario è il gioco a controllare lui?

Tutte domande che senza dubbio sono rilevanti anche tra i corridoi della Lumon, e sulle quali i fan potranno riflettere in attesa della terza stagione di Scissione.

Fonte: Collider

© RIPRODUZIONE RISERVATA