Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, torna dietro la macchina da presa, questa volta non per una puntata di Il testimone ma per dirigere il suo primo lungometraggio, La mafia uccide solo d’estate, che uscirà nelle sale italiane il 28 novembre prossimo distribuito da 01 Distribution. Per il suo esordio alla regia sceglie un tema a lui molto caro, già affrontato in un episodio del programma in onda su MTV: la mafia. E, come al solito, affronta un argomento così delicato con il suo stile irriverente ma allo stesso tempo serio, in grado di far riflettere con un sorriso sulle labbra.
Il veejay ha parlato del suo progetto al quotidiano La Sicilia durante il Salina Festival, evento dedicato al documentario narrativo che si tiene in una delle isole Eolie e si concluderà domenica con l’assegnazione del premio CineMareMusica, omaggio alla memoria di Peppino Impastato, una delle figure più importanti nella lotta contro la mafia. L’ultima giornata del Festival Pif presenterà il primo trailer del suo film, un progetto a cui pensava già da tempo: «L’idea era quella di raccontare la Palermo degli anni 70-80-90 attraverso gli occhi di un bambino che applica alla lettera i ragionamenti degli adulti. In Sicilia non si voleva ammettere il problema che si chiama mafia, girandosi dall’altra parte. A Milano la gente mi faceva domande sulla mafia pensando ai Totò Riina, ai Corleonesi, ai contadini. Tento di spiegare che non c’è differenza tra Palermo bene, onesta e Palermo mafiosa».
Un lavoro non facile, considerando le difficoltà che il regista ha dovuto affrontare durante la realizzazione del film: «Il mio incubo era dover pagare il pizzo, ma sono stato abbastanza chiaro e ho trovato nella produzione tutto l’appoggio. Non mi sarei guardato mai più in faccia se avessi raccontato la mafia pagando il pizzo. Chiaro che a Palermo non si può fare un film senza pagare il pizzo. Ho chiamato i ragazzi di Addiopizzo e abbiamo chiesto ad alberghi e service la certificazione che non pagavano alcun pizzo».

Fonte: LaSicilia

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