Ne ha raccontati tanti nei suoi film e ora Carlo Verdone aggiunge un altro personaggio alla galleria dei suoi “italians, ovvero gli italiani oltre confine. C’era il bullo di Un sacco bello, che voleva andare all’Est ma non riusciva mai a partire, l’emigrante burino di Bianco Rosso e Verdone che tornava in patria per assolvere al suo compito di elettore, il musicista che prendeva il largo in Sono pazzo di Iris Blond, e ora c’è Giulio Cesare Carminati, odontoiatra depresso protagonista di Italians , la nuova commedia firmata dal suo amico e collega Giovanni Veronesi. L’unico da cui Verdone si sia fatto dirigere negli ultimi anni (con lui ha girato i due Manuale d’amore). “Anche altri registi mi hanno proposto copioni», ha spiegato nel corso della conferenza stampa tenutasi ieri a Milano, “Con Veronesi mi intendo bene, è un mio amico. Ho partecipato a una scena del film dell’Archibugi, ma insomma per accettare una partecipazione speciale devo saper di poter dare il meglio di me. Se è solo per avere il mio nome in cartellone allora non serve a nulla. Comunque sono apertissimo alle proposte». E tanto disponibile alle proposte non sembra invece esserlo il suo personaggio di Italians , protagonista del secondo episodio ambientato a San Pietroburgo. Depresso e svogliato dopo il divorzio dalla moglie, oppone una strenua resistenza quando un collega cerca in tutti i modi di convincerlo a trovare un diversivo per tirarsi su il morale. Alla fine però cede e nel corso di un convegno di lavoro nella città russa prende parte a tour erotico organizzato da un vero professionista del settore. “è uno di quegli italiani timidi, schivi, igienisti e anche un po’ depressi», ci ha raccontato Verdone riferendosi al suo personaggio, “Non farebbe mai una cosa del genere, ma poi crolla come una pera quando vede una bella donna. La mia resistenza è messa a dura prova da Dario Bandiera che fa un tour operator del sesso a San Pietroburgo con le sue “nipotine”». E della sua performance l’attore sembra essere pienamente soddisfatto: ” Mi sono piaciuto perché non ho provato assolutamente niente. Ero concentrato perché sapevo che da una parte comica sarei passato poi a una parte più poetica, più intima. Quindi ci voleva un grande senso della misura. Ho dato il meglio, grazie a una filosofia di vita che mi accompagna da qualche tempo. Sono diventato molto disciplinato. Quando sto su un set penso davvero solo al film».

Guarda la video-intervista a Riccardo Scamarcio

Al.Za.

© RIPRODUZIONE RISERVATA