Certi personaggi sembrano nati apposta per diventare i protagonisti di un film. È certamente il caso di John Dillinger, criminale che mise a ferro e fuoco le banche americane negli anni ’30, diventando al tempo stesso il nemico numero per la polizia e una specie di eroe per il popolo. Le cronache raccontano addirittura che durante la proiezione dei cinegiornali della Warner Brothers che riportavano informazioni sulla caccia al noto criminale dal Bureau of Investigation (che in seguito divenne il Federal Bureau of Investigation) il pubblico presente in sala applaudiva facendo il tifo per il criminale. La sua biografia narra inoltre che da bambino John Dillinger amava il cinema (che all’epoca era ancora muto) e in particolare i film di John Barrymore come Raffles, The Amateur Cracksman (1917) che racconta la storia di un ladro gentiluomo. Visione che insieme ad altre pellicole da lui amate, come La maschera di Zorro (1920) e Robin Hood (1922), può dirsi essere stata senz’altro “illuminante” vista la carriera poi intrapresa…

Quasi ottant’anni dopo la sua avventurosa storia torna ora a vivere sul grande schermo grazie alla mano esperta di Michael Mann e al carisma di Johnny Depp con Nemico pubblico – Public Enemies, in sala dal 6 novembre. Per arrivare preparati e immergersi completamente nel mondo raccontato nel film, potete rispolverare per voi i fatti salienti di quell’epoca con un bigino sul Mondo del 1934, e vi svela tutte le leggende tramandate negli anni sul conto di John Dillinger. Da quelle più improbabili, come quella legata all’ubicazione attuale del suo pene, a quelle più misteriose come quella sul suo tesoro nascosto e sulla sua morte.

Qui sotto potete guardare anche un’intervista in cui Depp racconta come è riuscito a capire chi fosse davvero John Dillinger e di conseguenza a calarsi nel personaggio, e parla del suo rapporto con Michael Mann che a sua volta spiega qual è “il segreto” del suo film.

IL MONDO NEL 1934
– L’America è nel bel mezzo della Grande Depressione.
– Una catastrofe ecologica, The Dust Bowl, ovvero una serie di gigantesche tempeste di polvere, devasta la regione delle Grandi Pianure.
– Il partito nazista di Adolf Hitler acquista sempre più potere in Germania.
– L’Oscar per il miglior film viene assegnato a “Accadde una Notte”, che si aggiudica anche quello per il migliore attore (Clark Gable), quello per la migliore attrice (Claudette Colbert), quello per la migliore regia (Frank Capra) e quello per la migliore sceneggiatura non originale (Robert Riskin).
– In una scena di “Accadde una notte”, Gable si toglie la camicia e sotto, cosa del tutto fuori norma per l’epoca, non porta la canottiera. Le vendite di tale indumento precipitano.
– Nascono tre atleti destinati a finire nella Hall of Fame per tre differenti discipline sportive – il quarterback Bart Starr, il giocatore di baseball Hank Aron, e il giocatore di palla canestro Bill Russell.
– Il prezzo dell’oro viene fissato a 35 dollari l’oncia. (L’oro ha raggiunto il picco di 1000 dollari l’oncia lo scorso mese).
– Viene aperto lo zoo di Brookfield.
– Apre anche il penitenziario federale di Alcatraz.
– I Blackhawks vincono la Stanley Cup.
– Nascono in Canada i cinque gemelli Dionne. Sono i primi cinque gemelli a sopravvivere tutti al parto.
– Viene pubblicato “Assassinio sull’Orient Express” di Agatha Cristie.
– I due fuorilegge Bonnie Parker e Clyde Barrow vengono uccisi da un gruppo di Texas Ranger in Louisiana.
– Alcuni prezzi medi del 1934 (con accanto l’equivalente di oggi):
Una nuova casa: 5.970 dollari (adesso 94.313,97 dollari)
Un gallone di benzina: 10 centesimi (adesso 1,58 dollari)
Un biglietto per il cinema: 23 centesimi (adesso3,63 dollari)
– Un’automobile Hupmobile coupe: 895 dollari (adesso14.139,20 dollari), secondo un annuncio pubblicato sul ChicagoDaily Tribune il giorno in cui Dillinger venne ucciso.

Dillinger: L’uomo e le leggende

John Dillinger non si lasciò alle spalle solo una serie di banche rapinate nel Midwest americano, ma anche una lunga serie di leggende. Alcune di esse, nonostante siano in molti a crederci, probabilmente non sono affatto vere.

Sembra che, nel corso di una rapina in banca da parte della banda, alcune persone fossero entrate nella lobby. “Che sta succedendo?”, aveva chiesto uno di loro. Dillinger si era voltato e aveva risposto “Stiamo girando un film”.

Dov’è il suo pene?
Una delle domande più frequentemente poste al National Museum of Health and Medicine è, “Nella vostra collezione c’è anche il pene di John Dillinger?”
Il museo, che è l’unico di Washington ad esibire parti del corpo umano, ha avuto così tante richieste al riguardo da includere la domanda nel suo sito web. In ogni caso, la risposta è no, sebbene possiedano i calcoli biliari di Eisenhower.
La domanda è stata probabilmente generata dalla foto di Dillinger coperto da un lenzuolo e giacente sul tavolo delle autopsie dell’obitorio di Chicago. Il lenzuolo è decisamente molto rialzato in corrispondenza della metà del corpo. Nel rapporto dell’autopsia non si fa comunque menzione di quella parte di Dillinger che, se è vero ciò che la foto sembra implicare, sarebbe stata piuttosto difficile non menzionare. Gli storici dicono che potrebbe trattarsi del suo braccio, irrigidito dal rigor mortis, o dal telecomando del tavolo nascosto dal lenzuolo.
Il corpo di Dillinger riposa intatto nel cimitero di Crown Hill ad Indianapolis, nell’Indiana, dove riposano anche quelli di 11 governatori dello Stato.

La “Signora in Arancione”
Anna Sage, un’immigrata rumena e maitresse di una casa di tolleranza nel North Side di Chicago, è passata alla storia come la “Signora in Rosso”. Un film con quel titolo è stato realizzato nel 1979, con Louise Fletcher nel ruolo della Sage. Era stata amica di una delle ultime fidanzate di Dillinger, Polly Hamilton, una cameriera e prostituta che aveva lavorato per la Sage, ed accettò di fornire informazioni su Dillinger alle autorità per non venire deportata in seguito alle sue attività di maitresse. L’agente federale Melvin Purvis le promise di fare tutto quanto in suo potere al riguardo, senza però offrirle garanzie assolute.
Quando si recò insieme alla Hamilton e a Dillinger al cinema Biograph Theater, quella notte fatale, le luci artificiali della sala resero arancione il suo vestito rosso. La Sage ottenne una ricompensa di 5.000 dollari per la soffiata, ma non ebbe ciò che più desiderava. Venne deportata in Romania nel 1936 e lì morì 11 anni dopo.

Il tesoro nascosto
Dillinger non fu il solo a sopravvivere al raid degli agenti federali al Little Bohemia Lodge nel nord del Wisconsin, dove lui e gli altri membri della sua banda si erano nascosti. Restò anche una leggenda. Sono in molti, infatti, a sostenere che mentre gli agenti sparavano all’impazzata contro lui e la sua banda davanti al motel, il bandito sia scivolato fuori dal retro, abbia scavato una buca nel bosco a 500 metri circa di distanza, nei pressi di una quercia a due pini, e vi abbia seppellito una borsa contenente 200 mila dollari in biglietti di piccolo taglio ottenuti dalla vendita di titoli bancari rubati.
Il fatto è che il fuorilegge non aveva una pala. Esistono diverse altre storie simili riguardanti borse seppellite nei campi per il pascolo di una fattoria appartenente alla famiglia di uno dei membri della banda che si trovava a Leipsic, nell’Ohio. E si parla anche di un bottino di oltre 150 mila dollari in gioielli rubati che sarebbe stato sepolto nella fattoria della famiglia di Dillinger a Mooresville, nell’Indiana.
Nessuno ha mai raccontato di aver trovato niente di simile. Ma se fosse stato così, chi sarebbe stato così pazzo da renderlo noto?

Le tre facce di una pistola finta
Dillinger evase dalla prigione di Crown Point usando una pistola:
– Di legno intagliato e colorata con il lucido da scarpe; o…
– Intagliata nel sapone; o…
– Intagliata nella pietra saponaria, una pietra soffice e facile da scolpire.
La pistola venne:
– Portata di nascosto in prigione da uno dei membri della banda a seguito della famosa “foto”;o…
– Intagliata da Dillinger stesso mentre era in prigione.

Bill Helmer, uno degli autori di “Dillinger: The Untold Story”, dichiara che secondo le sue ricerche sarebbe stata fatta con il legno e, poiché per intagliarla sarebbero stati necessari strumenti dei quali Dillinger in prigione non poteva disporre, secondo lui sarebbe stata portata al bandito da uno dei suoi. A questo punto viene spontaneo chiedersi: ma se porti ad un recluso una pistola finta, perché non portargliene una vera? Alcuni storici sostengono al riguardo che non importa di cosa fosse fatta la pistola, perché era solo una scusa per mascherare la fuga di Dillinger che in realtà era stata frutto di corruzione di alcune guardie carcerarie.

Avvistamenti
La sorella di Dillinger, Audrey, disse alle autorità che avrebbe potuto riconoscere assolutamente e definitivamente il fratello da una cicatrice che aveva su una gamba. Alla vista di tale cicatrice dichiarò: “Lo riconosco senza ombra di dubbio. Seppellitelo”. Lo scrittore di gialli e storie di cronaca nera Jay Robert Nash, che insieme a Ron Offen (il cui nome viene citato più volte in questo testo) è autore di “Dillinger: Vivo o Morto”, ha tuttavia sollevato al riguardo alcune questioni. Nash e Offen sostengono che l’uomo ucciso fosse in realtà un delinquente minore di nome Jimmy Lawrence, che è stato usato come pedina. Secondo altre fonti, Jimmy Lawrence sarebbe stato il nome fornito alla Hamilton da Dillinger prima che lei scoprisse chi fosse realmente.
Nash e Offen citano delle leggere differenze fisiche in altezza e peso tra Dillinger e il cadavere; inoltre, il cadavere sembra avesse un dente incisivo che a Dillinger mancava. Il colore degli occhi sarebbe stato diverso e il cadavere mostrava segni di problemi cardaci mai riscontrati dal medico della prigione in cui era stato rinchiuso Dillinger. La pistola che Dillinger avrebbe estratto e puntato verso gli agenti che lo avevano circondato all’uscita del cinema e che venne poi esibita negli uffici dell’FBI, risulta costruita molti mesi dopo la morte del bandito.
Nash e Offen sostengono anche di aver ricevuto una lettera, molti anni dopo l’uccisione di Dillinger, da parte di qualcuno che sosteneva di essere il bandito e contenente una foto che presentava una qualche somiglianza con l’uomo. In una collezione on-line di storie intitolate “Leggende dei rapinatori”, un uomo sostiene di aver visto Dillinger all’Indiana State Fair alla fine degli anni Trenta. Stava dimostrando il funzionamento di una macchina per l’inscatolamento del cibo. Ma gli avvistamenti più famosi restano quelli del suo fantasma in un vicolo vicino al cinema Biograph. Esistono molte argomentazioni contrarie volte a provare l’incoerenza di queste storie, ma senza addentrarci ulteriormente nella questione, limitiamoci a notare che, se Dillinger fosse sopravvissuto, avrebbe adesso ben 104 anni.

La sua auto
Amante del lusso e delle auto veloci, Dillinger usava per le sue rapine il meglio che il mercato automobilistico del tempo potesse offrire. La Ford V8 era una grossa berlina equipaggiata da un motore potentissimo commercializzata nel 1932 con il nome di Flathead, molto simile ma in grado di garantire prestazioni più elevate del modello precedente, noto in USA col nome di Model B.
Utilizzata anche da Bonnie e Clyde per la loro ultima, tragica fuga, la V8 veniva spinta da Dillinger al massimo delle sue potenzialità sfruttandone, oltre al motore potentissimo, anche il design: molti giornali dell’epoca riportano infatti di come, grazie al predellino, utilizzasse gli ostaggi come scudo durante le fughe.
Tra i più celebri motori americani, il V8 divenne col tempo simbolo degli USA e nel ventennio ’60-’70 si diffuse tra i cultori l’uso di trasformare queste auto d’epoca in Hot Rod.

Filmografia su John Dillinger

Il primo film fu Dillinger del 1945; e, nel 1973, venne realizzato un secondo film dallo stesso titolo, con Warren Oates nel ruolo principale. Un episodio di una serie televisiva del 1971 intitolata Appointment With Destiny (Appuntamento col destino) è stato interamente dedicato a Gli Ultimi Giorni di John Dillinger.
Un film per la TV del 1991, ancora una volta intitolato Dillinger, con Mark Harmon nei panni del bandito, venne girato a Milwaukee, facendo finta che fosse Chicago. Il documentario Public Enemy n°1 (Il nemico pubblico Numero Uno) andò in onda sulla rete televisiva PBS nel 2002.
Quello stesso anno, la rivista Variety parlò di un accordo secondo il quale David Mamet avrebbe scritto una sceneggiatura su Dillinger, per la Warner Brothers. Ma il progetto sembra essere stato momentaneamente accantonato. Mark Wolper era il produttore della Harmon Film e prese in considerazione una storia su Dillinger che però, poi, decise di non girare.

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