Nel 1935, Walt Disney era già un nome affermato nel mondo dell’animazione. Dopo aver rivoluzionato il settore con Steamboat Willie e portato avanti con successo la serie delle Silly Symphonies, decide di tornare alla regia con un cortometraggio personale: Re Mida. Si trattava di una rilettura ironica del mito di Re Mida, destinata a far parte della sua antologia animata, ma il risultato fu tutt’altro che soddisfacente. Al punto che Disney non solo rinnegò il film, ma si ritirò definitivamente dalla regia.
La trama di Re Mida segue fedelmente la leggenda del re che desiderava trasformare in oro tutto ciò che toccava, fino a rendere la sua stessa vita impossibile. Il tono è favolistico, l’umorismo tagliente e la morale chiara: l’avidità porta alla rovina. Ma al di là del messaggio, il corto fallisce nel conquistare il pubblico. La critica dell’epoca lo definisce “piatto”, “freddo” e “visivamente statico”. Le animazioni sembrano incollate su sfondi immobili, la sincronizzazione musicale è imprecisa, e il protagonista, Mida, non riesce a suscitare alcuna empatia.
Disney, noto per il suo perfezionismo maniacale, non prende bene le osservazioni. Anziché accettare i difetti del film come un momento di passaggio, reagisce in modo drastico: proibisce a chiunque nei suoi studi di nominarlo, smette di firmare regie e concentra tutte le sue energie sul ruolo di produttore.
Quello che poteva essere un insuccesso tra i tanti diventa invece un momento spartiacque. Disney aveva già diretto oltre 40 cortometraggi prima di Re Mida, ma questo – a differenza degli altri – lo colpisce sul piano personale. Si era identificato profondamente con l’opera, sperando che potesse rappresentare un’evoluzione del suo stile, una sintesi tra tecnica e narrazione. Ma i difetti dell’animazione, la mancanza di pathos e la debolezza del protagonista lo convincono che il suo vero talento non era più dietro la macchina da presa, ma nella visione d’insieme.
Questa consapevolezza lo porterà a guidare in prima persona la realizzazione di Biancaneve e i sette nani, il primo lungometraggio animato della storia, uscito solo due anni dopo. Il successo colossale di Biancaneve cancellerà agli occhi del pubblico il ricordo dell’insuccesso precedente. Ma Re Mida, pur relegato negli archivi, rimarrà come un punto dolente per il suo creatore.
Guardando oggi Re Mida, è facile notarne i limiti ma anche le intuizioni. La direzione artistica è curata, la brillantezza degli oggetti dorati ha una sua forza visiva, e la costruzione della morale è chiara e coerente. Ma il tono risulta distante, e la figura di Mida – apatica e caricaturale – non regge il confronto con gli eroi umani e vulnerabili che popoleranno in seguito il mondo Disney.
Questo episodio racconta molto non solo del film, ma dell’uomo dietro il mito. Walt Disney era un innovatore, ma anche un uomo suscettibile, profondamente colpito dalle critiche. La sua reazione sproporzionata al fallimento di un cortometraggio dimostra quanto fosse legato al controllo assoluto delle sue creazioni. Allo stesso tempo, mostra anche la sua capacità di adattarsi: sapendo di non poter dare il meglio come regista, Walt si trasforma nel produttore visionario che porterà la sua compagnia al successo mondiale.
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Foto: Hulton-Deutsch Collection/CORBIS/Corbis
Fonte: CBR
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