Vestito color tortora, dello stesso colore delle scarpe di camoscio, taglio di capelli elegantemente fuori moda, sguardo un po’ assente, poche parole ma divertenti. Wes Anderson sembra proprio uscito da un suo film: potrebbe tranquillamente far parte della famiglia Tenenbaum o dell’equipaggio di Steve Zissou o aggregarsi al pellegrinaggio in India sul Treno per Darjeeling.

Nell’ambito della rassegna “Viaggio nel Cinema Americano”, Wes Anderson torna al Parco della Musica di Roma  in occasione dell’uscita italiana di Fantastic Mr. Fox (16 aprile), piccolo gioiello in stop motion tratto da un libro di Roald Dahl che narra le avventure di una volpe vestita di tutto punto che sfida a colpi di furti di pollame i tre avidi e cattivissimi fattori suoi vicini di casa. Antonio Monda e Mario Sesti, curatori della rassegna, conducono l’intervista, prendendo spunto da una selezione di clip tratte dai lavori del regista americano.

Nel tuo cinema si ritrovano echi del cinema anni 70, il cinema dei giovani autori americani. Oggi c’è una nuova generazione di autori: tu, Sofia Coppola che è figlia di uno di quei registi, P.T. Anderson che sembra il nuovo Altman. Vi sentite un gruppo?

Wes Anderson: Mi piacciono molto tutti loro, ma non so dire se mi ispirino più loro o i grandi del passato. Comunque oltre a quelli che hai citato mi piacciono molto anche Noah Baumbach, Roman Coppola e James Gray.

Per ribaltare la domanda che avrai sentito mille volte sulla centralità della famiglia nei tuoi film, sembra che tu abbia costruito una famiglia intorno ai tuoi film, chiamando spesso gli stessi attori: Bill Murray, Jason Schwartzman… E’ così?

Wes Anderson: Mi piace lavorare con gli amici, mi piace la sensazione di ritrovarsi, come una riunione di famiglia. In quanto alla scrittura, ci provo a tenermi lontano dal tema della famiglia, per non ripetermi, poi inevitabilmente ci finisco. E’ una scelta, ma in senso negativo: è quello che non voglio fare!

Beh in questo paese la famiglia ha un’importanza seconda solo a quella della divinità…noi ti capiamo…

Wes Anderson: Ho gli stessi gusti degli italiani!

Sei partito con racconti ambientati in America, poi da Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou” in poi, hai cambiato scenari. Non sei più in grado di raccontare l’America o non ti interessa più?

Wes Anderson: No, ero solo interessato a lavorare altrove. In Le Avventure Acquatiche il protagonista vive in Europa, quindi per esigenze di sceneggiatura dovevo girare fuori dagli USA, poi ero appena stato a Roma e Cinecittà, che mi avevano affascinato molto e così ho inserito delle scene a Roma. Per quanto riguarda Il Treno per il Darjeeling l’India era l’ispirazione stessa del film, era ovvio che avrei dovuto girare là. Fantastic Mr. Fox, su cui sto lavorando da dieci anni, doveva essere un film inglese come il suo autore e la sua ispirazione. Poi in Inghilterra sono estremamente bravi con la tecnica della stop-motion.

E’ vero che sul set de I Tenenbaum eravate tutti terrorizzati da Gene Hackman e che il ruolo doveva essere di Michael Caine?

Wes Anderson: No, ho scritto il ruolo per Gene Hackman, ma mi ci è voluto un anno per convincerlo e nel frattempo, ho sperato di avere almeno Michael Caine, di cui sono un grande fan. Non è vero che eravamo terrorizzati da Gene Hackman, solo che lui è spaventoso! La sua presenza era molto… intensa, lui non trae beneficio da un clima rilassato ed amichevole, ha bisogno di tensione per lavorare. Non sono riuscito a conoscerlo molto bene, ma uno dei ricordi migliori che ho risale alla fine di una scena carica di tensione: era in esterna e a Gene non piace girare all’aperto, non gli piace la gente che osserva né il freddo, quindi era molto teso. Una volta finita la scena però la tensione è sparita e abbiamo chiacchierato amabilmente. Era il mio compleanno e mi ha fatto un regalo: non gli piaceva che portassi i pantaloni un po’ bassi e mi ha regalato delle bretelle!

Nei tuoi film l’ironia sembra nascondere sempre il dolore. Sei così anche nella vita?

Wes Anderson: Non so, di certo sono attratto da personaggi che non riescono ad esprimere apertamente quello che provano e sono i personaggi che scrivo di solito, forse è un po’ parte del mio carattere.

Passiamo a Fantastic Mr. Fox: è stato scritto che racchiude tutto il tuo cinema, visto l’estremo controllo dei particolari (le espressioni, gli sguardi) legato alla tecnica dell’animazione. Che ne pensi?

Wes Anderson: Tutto il processo della creazione di un film si basa sul controllo e sulla manipolazione. Con i film dal vivo però, la cosa interessante è che quando giri può accadere qualcosa di inatteso, come una folata di vento al momento giusto, e temevo che questo non si verificasse con un film d’animazione. Invece ho scoperto che gli animatori sono molto simili agli attori e che, nonostante il controllo totale e la scrittura, c’era spazio anche per la spontaneità e l’ispirazione.

Presentaci il film

Wes Anderson: Fantastic Mr. Fox è tratto da un libro di Roald Dahl che io adoravo da piccolo e con il quale sono cresciuto, in origine doveva essere un film per bambini, poi è cambiato qualcosa… ora è un film per adulti e bambini…o forse per nessuno dei due!!


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