Questa sera, 23 novembre, alle ore 21.05 su Rai 4, andrà in onda in prima Tv Whiplash, film vincitore di tre Oscar diretto da Damien Chazelle (il regista di La La Land), in cui viene raccontata quella che potremmo definire a tutti gli effetti una sfida a tempo di swing tra Andrew (Miles Teller) – giovane batterista pronto a tutto pur di entrare a far parte dell’orchestra del prestigioso conservatorio Shaffer di Manhattan – e il suo inflessibile ed esigente maestro, il direttore d’orchestra Terence Fletcher (J.K. Simmons).

Ci sono tanti buoni motivi per parcheggiarsi sul divano e recuperare – o scoprire, se non lo avete già visto – questo film che rientra, senza dubbio, tra i migliori tra quelli in ambito musicale usciti negli ultimi anni. Di seguito vi proponiamo cinque buone ragioni per non prendere impegni dopo cena e sintonizzarvi su Rai 4.

  1. Il Professor Fletcher. Il film è valso a J.K. Simmons il premio Oscar come miglior attore non protagonista. Il tremendo professore a cui da vita in Whiplash è la perfetta incarnazione dell’incubo di ogni studente di musica, è il tipo di insegnante che può riuscire a demotivare anche l’allievo più devoto, e la scena in cui scaglia un piatto contro l’impreparato Andrew vi farà abbassare la testa, anche se state dall’altra parte dello schermo. In pratica l’incarnazione perfetta del nostro super-io, che ci spinge a tirar fuori il meglio di noi stessi…
  2. Damien Chazelle. È uno che con la musica indubbiamente ci sa fare: prima di Whiplash ha girato l’interessante Guy and Madeline on a Park Bench, storia d’amore tra una donna e un trombettista Jazz. Dopo Whiplash si è aggiudicato giusto una pioggia di Oscar con il musical La La Land (peccato giusto per il premio come miglior film andato a Moonlight).
  3. Lo swing. Whiplash si è aggiudicato l’Oscar anche per il miglior montaggio, e non è difficile immaginare il perché. Le sequenze in cui Miles Teller è seduto sullo sgabello della batteria sono incredibili. Teller in effetti è un batterista rock, ma la difficoltà dei brani jazz eseguiti nel film necessitava ovviamente di un editing. Tutto, come per magia, sembra eseguito in presa diretta, assolo finale compreso.
  4. Caravan. Il duello finale sulle note di questo standard jazz è qualcosa di epico, quasi da western. Senza spoilerare nulla, la sfida che Andrew si trova ad affrontare è una delle situazioni peggiori che possano capitare al batterista di una big band, e non c’è via di scampo…
  5. Le ferite. Forse sono stati un po’ eccessivi, ma il sangue che gronda dalle mani martoriate dall’hickory delle bacchette e i fiumi di sudore con i quali inonda perfino i piatti mentre prova e riprova i suoi brani, rendono perfettamente il metro della fatica e del sacrificio che Andrew è pronto ad affrontare pur di realizzare il suo sogno…

Buona visione!

 

 

 

 

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