Willem Dafoe: «Per van Gogh ho imparato a dipingere»
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Willem Dafoe: «Per van Gogh ho imparato a dipingere»

L'attore americano sarà protagonista del film Van Gogh - Alla soglia dell'eternità, biopic diretto da Julian Schnabel in cui vengono mostrati gli ultimi, tormentati anni di vita dell'iconico pittore postimpressionista e in cui viene raccontata la creazione di alcune delle sue opere più celebri

Willem Dafoe: «Per van Gogh ho imparato a dipingere»

L'attore americano sarà protagonista del film Van Gogh - Alla soglia dell'eternità, biopic diretto da Julian Schnabel in cui vengono mostrati gli ultimi, tormentati anni di vita dell'iconico pittore postimpressionista e in cui viene raccontata la creazione di alcune delle sue opere più celebri

Da quando Van Gogh – Alla soglia dell’eternità è stato presentato in concorso alla mostra del cinema di Venezia (arriverà in sala il prossimo 3 gennaio) c’è chi è pronto a scommettere che per questa interpretazione Willem Dafoe abbia per lo meno ipotecato una candidatura come Miglior attore protagonista ai prossimi Oscar.

Se sia vero o no lo scopriremo il prossimo 22 gennaio, quando verranno annunciate le nomination, ma va ammesso che il lavoro fatto dall’attore per portare sullo schermo il pittore Vincent van Gogh è impressionante, e non solo per i capelli e la barba colorati di rosso, che lo rendono davvero simile a quel celebre autoritratto, ma per quella luce negli occhi, quel turbamento del corpo e dello spirito che ha saputo rendere alla perfezione. E di questo tormento abbiamo parlato proprio con lui, al Lido, in una stanzetta dell’hotel Excelsior dove Dafoe, vestito di nero dalla testa ai piedi, ci ha raccontato i tormenti di van Gogh, ma anche i suoi, cioè quelli di un uomo che a 63 anni tanto ha raggiunto, ma tanto sente di voler ancora raggiungere.

Leggevo che per interpretare van Gogh hai voluto imparare a dipingere. Come è andata?
«Ho iniziato a dipingere qualche anno fa, mi piaceva lavorare con gli oli, ma poi ho smesso. Con l’arrivo del film ho ricominciato, ed è stato utilissimo non solo come fase preparatoria, ma soprattutto mentre stavamo girando. Nel film dipingo davvero, tutte le volte che mi vedete con il pennello in mano lo sto effettivamente usando, e questo mi ha aiutato a capire che c’è una differenza sostanziale tra dipingere e disegnare, e che spesso la realtà nella tela è diversa, e addirittura in qualche modo migliore di quella reale. E questa è la chiave del film ed è questa la chiave per comprendere van Gogh stesso, o almeno per me è stato così».

Immagino conoscessi già van Gogh prima di essere scelto per la parte, ma cosa ti piaceva di lui?
«Da ragazzo sono stato lunghi periodi in Europa e ho visitato più volte l’Olanda, che era la sua casa, e la Francia, che è dove ha realizzato la maggior parte delle sue opere. Ricordo che nel 1974 o ’75 sono stato più volte al museo van Gogh, e l’ho sempre considerato uno dei più grandi artisti mai esistiti. Ma ammetto che ho imparato un po’ per volta ad amarlo, all’inizio non sapevo come interpretare i suoi lavori, e ora, anche grazie al lm, ho capito cosa guardare e cosa apprezzare delle sue opere».

Ti sei ispirato ad altri attori che hanno interpretato van Gogh?
«Non ho visto altri film su di lui perché non ne sentivo il bisogno, quando ero ragazzo ho visto Lust for Life (titolo italiano Brama di vivere, ndr), un classico film hollywoodiano, e poi Vincent &Theo, dove Tim Roth è protagonista, ma non mi ricordo come l’avevo giudicato».

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Foto: © Lucky Red

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