«Zalone ha talento ma la mia è una comicità...Seria»- Intervista a Carlo Verdone
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«Zalone ha talento ma la mia è una comicità…Seria»- Intervista a Carlo Verdone

Abbiamo incontrato il regista e attore romano sul set di Sotto una buona stella, costruito nel mitico Studio 15 di Cinecittà. Per parlare della sua nuova commedia, ma anche del fenomeno Checco Zalone e di come ridono oggi gli italiani

«Zalone ha talento ma la mia è una comicità…Seria»- Intervista a Carlo Verdone

Abbiamo incontrato il regista e attore romano sul set di Sotto una buona stella, costruito nel mitico Studio 15 di Cinecittà. Per parlare della sua nuova commedia, ma anche del fenomeno Checco Zalone e di come ridono oggi gli italiani

Una volta, qualche decennio fa, quando il cinema italiano era ancora da copertina in tutto il mondo, le grandi produzioni si contendevano gli studi di Cinecittà, e da quelle parti si usava dire: «Sono arrivati gli americani, sono arrivati i soldi». Oggi la storia è cambiata, e il polo cinematografico che ha ospitato per anni sogni e memorie di Fellini, è un po’ trascurato: colpa della crisi, colpa dei costi. Fortuna che ci sono autori “innamorati” come Carlo Verdone, che fanno di tutto per riportare quei sogni e quelle memorie in vita, costruendo ad esempio nel leggendario Teatro 15 di Via Tuscolana uno dei set “casalinghi” più grandi che si siano mai visti. Quasi cinquecento metri quadrati di abitazione riprodotta, un lusso pieno e realistico, suggestivo e “palpabile”. Quando lo incontriamo per parlare della sua nuova “commedia drammatica” Sotto una buona stella, Verdone è intento a dare direttive addirittura sulla disposizione dei mobili, preciso e metodico.

Com’è lavorare nel mitico Studio 15 di Cinecittà?
«Ho preteso che si lavorasse qui, è stata una mia richiesta. Perché è casa mia, conosco le persone che ci lavorano e in un momento di crisi è importante valorizzare le proprie risorse».
Come nasce l’idea di questo film?
«È un po’ il termometro della realtà, conosco tanti miei amici, tanti padri che si trovano nella condizione che il mio personaggio (Federico Picchioni, ndr) vive: nella nuova società della comunicazione c’è una grande difficoltà di dialogo tra genitori e figli. Gli articoli di cronaca mostrano alla perfezione lo straniamento di certi adolescenti. Fare i genitori è difficile, è un vero e proprio lavoro, non bisogna essere solo i “concierge” della vita dei figli, ma amici e confidenti: avere la forza e la volontà di trovare il tempo per stare insieme».
Chi è Federico Picchioni?
«Un uomo ricco che improvvisamente diventa povero, e si ritrova a non avere più nulla in banca a causa di un crac finanziario della sua holding. Per di più improvvisamente ha due figli a carico, perché la ex moglie con cui vivevano muore, e lui dovrà prenderli con sé, creare un rapporto, provare a conoscerli. Ha abbandonato la famiglia quando erano piccoli, vivendo in maniera un po’ superficiale, dimenticandosi più volte dei loro compleanni. Quindi i due ragazzi covano un misto di rimpianti e frustrazione nei suoi confronti».

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