Un inizio che sembra un epilogo: James Bond (Daniel Craig) muore.
Non si tratta di spoiler, ce lo hanno già rivelato nel trailer. Ma tutti sappiamo che da qualche parte dovrà pur rispuntare. Lo affermerà lui stesso, il suo hobby è risorgere.

Passa un periodo lontano dalle scene, si gode la vita del morto; ma quando la sede dell’M16 esplode e la lista degli agenti infiltrati sparisce, con la promessa (mantenuta) di far saltare 5 coperture a settimana, l’agente 007 capisce che è giunto il momento di tornare in servizio.
Non lo assecondano i test a cui verrà sottoposto. Nonostante numerose inquadrature e primi piani “al naturale” tendano a evidenziare che Bond “c’ha il fisico”, questo non risponde adeguatamente. Non raggiunge né l’idoneità fisica né quella psichica.
007 è invecchiato e c’è chi non si fa problemi a dirglielo in faccia.
Ma la fiducia di M (Judi Dench) nel suo agente numero uno non si basa sui risultati di qualche test.

Missioni segrete, combattimenti acrobatici, viaggi intorno al mondo, l’immortale “Il mio nome è Bond, James Bond” pronunciato con estrema compiacimento, bellissime donne che immancabilmente cadono tra le braccia del protagonista (del resto lui può). Gli ingredienti base ci sono tutti, ma il film cambia. In meglio.
Questa volta non ci sono intrighi internazionali da risolvere; la minaccia è nata direttamente in seno all’M16 ed è questo che la rende massimamente pericolosa.
Cade il distaccato schema: missione – gran macello – risoluzione.
L’approccio stavolta è più intimo, personale.
Personale è infatti la motivazione che spinge l’agire del cattivo di turno, un magistrale Javier Barden (la cui grandezza interpretativa giunge allo spettatore non appena sono passati quei due-tre minuti necessari per riprendersi dallo shock dovuto alla comparsa sulla scena dell’attore ornato di capello biondo-Marilyn).
Ci si avvicina di più ai personaggi, si impara qualcosa su ognuno di essi. Silva è un ex buono che una profonda ferita d’amore e la rabbia hanno tramutato in uno psicopatico assetato di vendetta. 007 è un eroe non immune allo scorrere del tempo, M una donna fiera, determinata, decisa e allo stesso tempo sensibile.
Una storia che forse di originale ha poco, tuttavia film e protagonisti si riappropriano di identità e personalità.

Skyfall non è una caduta nel vuoto,il suo significato è lontano da ciò che ci si può immaginare. E’ il passato di Bond, inteso sia in senso “materiale” che metaforico. A cosa mi riferisco scopritelo al cinema.

Daniel Craig convince, e non solo per la gran classe con cui riesce ad indossare i suoi splendidi “completi da lavoro” (di cui comunque mi sfuggirà sempre la praticità), intensa Judi Dench, il cui ruolo più attivo rende finalmente merito a cotanta attrice e dannatamente bravo Javier Barden.
Benvenuto al grande Ralph Fiennes, dal quale ci aspettiamo molto in futuro.

Fotografia notevole, qualche scena di grande impatto visivo alla Nolan ed anche un’ottima colonna sonora, a partire dalla voce di Adele che accompagna, insieme ad un’onirica visione di vita e morte, i titoli di testa.

Perfino una morale: bruciate pure la casa di un uomo, ma non toccategli la macchina.

Non solo il lavoro migliore da quando Daniel Craig è entrato di ruolo, ma in generale un bel film, assolutamente da vedere.

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