Elio: amicizie ravvicinate del terzo tipo. La recensione del nuovo film Pixar Elio
whatsapp

Elio: amicizie ravvicinate del terzo tipo. La recensione del nuovo film Pixar

L’ultimo film d’animazione targato Disney Pixar diretto a sei mani da Domee Shi (Turning Red), Adrian Molina e Madeline Shafarian e comprende, tra i doppiatori italiani, Alessandra Mastronardi, Neri Marcoré e Lucio Corsi.

Elio: amicizie ravvicinate del terzo tipo. La recensione del nuovo film Pixar

L’ultimo film d’animazione targato Disney Pixar diretto a sei mani da Domee Shi (Turning Red), Adrian Molina e Madeline Shafarian e comprende, tra i doppiatori italiani, Alessandra Mastronardi, Neri Marcoré e Lucio Corsi.

PANORAMICA
Regia
Sceneggiatura
Interpretazioni
Fotografia
Montaggio
Colonna sonora

Non è fulmine a ciel sereno indicare questo periodo nella storia della Pixar come una parentesi di transizione. Un segmento temporale dove l’azienda deve riconsiderare e consolidare nuovamente il proprio ruolo all’interno della produzione animata globale.

Da una parte il successo delle saghe che ha lanciato nel corso degli anni rimane costante ed Inside Out 2 ne è la più recente dimostrazione. D’altro canto le produzioni originali sembrano aver perso l’appeal che hanno vantato negli scorsi decenni, lasciando il primato ad altri studi, anche non statunitensi (vedasi Ne Zha 2, attualmente l’incasso animato maggiore a livello mondiale).

In questo contesto sicuramente ondulatorio, di alti e bassi, Elio, il numero 29 del listino Pixar, ha ottenuto attenzione esclusivamente per la vicenda travagliata dietro la sua realizzazione. Nato come esordio del solo Adrian Molina, è stato poi pesantemente modificato in seguito al subentro di Domee Shi e Madeline Shafarian, rimuovendo l’identità queer del protagonista e un pronunciato ambientalismo.

Partendo quindi dalla sua lavorazione problematica, Elio si è ritrovato in una posizione particolarmente scomoda, specialmente considerando la divisione di pubblico e critica che ha causato il suo predecessore tra le idee originali Pixar, Elemental. Eppure il risultato finale è più che accettabile, in grado anche di ritrovare quel ponte empatico personaggio/spettatore che il mezzo passo falso di due anni fa non era riuscito a replicare.

Merito per la buona riuscita di questo intento va alla costruzione di un mondo narrativo vivido e pulsante, estremamente variegato in termini di forme e colori, dimostrando ancora una volta che la Pixar, almeno sotto un punto di vista prettamente tecnico, è ancora uno dei capisaldi dell’animazione mondiale. Il viaggio intergalattico di Elio è una gioia per gli occhi, così come i character design degli alieni con i quali si trova a interagire. Impossibile non citare l’adorabile Glordon, con il quale il protagonista si trova a intrecciare uno dei rapporti più sinceri del film, destinato a diventare una mascotte di successo più del film da cui proviene.

Certamente il fulcro di questo discorso risiede nel nucleo tematico del film, ovvero nell’impossibilità da parte di Elio, ragazzino di 11 anni rimasto orfano con la zia Olga, ad uscire dalla prigione della solitudine, non trovando sul pianeta Terra qualcuno che possa realmente comprendere il suo stato d’animo, arrivando persino a rinnegare sé stesso (e a fingersi ambasciatore della A-Terra) per ottenere il consenso dei suoi nuovi amici. La sua passione per lo spazio si intensifica proprio come diretta conseguenza di questa esigenza, portandolo poi a scegliere quale vita continuare a intraprendere.

Stiamo quindi parlando di un’inadeguatezza universale, anche dal punto di vista opposto della figura genitoriale, che colpisce lo spettatore (con tanto di lacrima) per la genuinità e veridicità con la quale una sensazione così comune viene veicolata su schermo.

La rinuncia, tuttavia, è scontata e inevitabile: Elio non vanta della specificità e della vicinanza al vissuto del regista intrinseche, ad esempio, in Turning Red e nello stesso Elemental (l’esperienza da americano di seconda generazione vissuta dal regista Peter Sohn) in favore di un messaggio, appunto, che possa rivolgersi a una fetta di pubblico il più vasta possibile.

Al tempo stesso, lo sfortunato Elio è un passo fondamentale verso il futuro della Pixar, che ricorda al pubblico la sua invidiabile capacità di creare storie e personaggi memorabili anche senza l’utilizzo di high concept metaforici e stratificati.

© RIPRODUZIONE RISERVATA