Mercoledì, la seconda stagione è un (Never)more of the same della serie Netflix. La recensione
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Mercoledì, la seconda stagione è un (Never)more of the same della serie Netflix. La recensione

Jenna Ortega torna a vestire i panni della cupa e cinica giovane della famiglia Addams, in un teen drama sospeso tra comfort e ripetitività

Mercoledì, la seconda stagione è un (Never)more of the same della serie Netflix. La recensione

Jenna Ortega torna a vestire i panni della cupa e cinica giovane della famiglia Addams, in un teen drama sospeso tra comfort e ripetitività

la recensione di mercoledì 2 su netflix

A Nevermore è di nuovo autunno, e Mercoledì Addams è pronta a tornare dove tutto era cominciato. Tre anni dopo il debutto su Netflix, la serie creata da Alfred Gough e Miles Millar si riaffaccia con una seconda stagione che non cambia rotta, ma conferma in pieno ciò che Mercoledì è sempre voluto essere sin dal principio: un prodotto visivamente riconoscibile, narrativamente solido, ma a suo modo anche prevedibile. Un’opera che mantiene una profonda coerenza interna, capace di affascinare quanto di limitarsi.

La serie torna infatti con i primi quattro episodi della seconda stagione – la Parte 2 arriverà il 3 settembre 2025 su Netflix – riprendendo il filo esattamente dove si era interrotto. Mercoledì (Jenna Ortega) ha trascorso l’estate a rafforzare le sue capacità psichiche e scavare nel Libro delle Ombre, ma la sua routine torna a essere sconvolta al rientro alla Nevermore Academy. La scuola ha un nuovo preside, Barry Dort (Steve Buscemi), il fratello Pugsley è ora tra gli iscritti e il peso della fama – dopo i fatti della prima stagione – la espone a nuovi pericoli. Tra visioni sempre più oscure, una misteriosa minaccia e i fantasmi del passato familiare, la giovane Addams si ritrova ancora una volta al centro di un’indagine che coinvolge l’intera comunità di Jericho.

Il ritorno di Mercoledì conferma il suo legame diretto con prodotti come Le terrificanti avventure di Sabrina e Harry Potter, tanto nelle ambientazioni scolastiche quanto nei toni gotici e nei misteri da risolvere. Ma a differenza dei modelli, qui si nota un ulteriore slittamento verso il racconto verticale: molti episodi della Parte 1 della seconda stagione funzionerebbero quasi da autoconclusivi se durassero una ventina di minuti in meno. Una struttura che rischia di allentare la tensione orizzontale, offrendo al tempo stesso spazio a momenti di approfondimento e digressione. Il risultato è una narrazione che flirta sempre più con la comfort zone seriale: i personaggi si muovono in territori familiari, gli eventi sorprendono poco e il mistero resta spesso secondario rispetto ai drammi relazionali, soprattutto tra Mercoledì ed Enid.

Le fragilità – dalla ripetitività rispetto alla stagione precedente al senso di prevedibilità che avvolge molti snodi narrativi – sono reali. La serie non osa deviare dalla formula che l’ha resa popolare: costruisce un ambiente visivamente curato, accogliente nella sua estetica gotico-pop burtonesque e nelle dinamiche da scuola per outsider, ma raramente tenta di scardinarne le regole. È rassicurante. Forse anche troppo.

Ma al centro di tutto resta sempre lei: Jenna Ortega, che anche in questa seconda stagione dimostra un controllo assoluto sul personaggio. La sua Mercoledì è molto più di un’icona estetica: è una figura coerente, consapevole, tragicamente divertente nella sua freddezza eppure sempre un passo più vicina a una forma di (im)possibile umanità. La Ortega riempie ogni scena, dà spessore anche ai momenti più meccanici della sceneggiatura e conferma di essere il motivo principale per continuare a seguire la serie, in attesa della seconda metà, nella quale debutterà anche la grande guest star di questa stagione: Lady Gaga.

Mercoledì, per ora, resta quindi una serie solida, visivamente affascinante, ben interpretata e perfettamente consapevole del proprio pubblico. Ma dopo otto episodi della prima stagione e quattro della seconda, la domanda è inevitabile: sarà in grado di evolversi davvero o resterà bloccata nella sua stessa, affascinante bara?

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