Oggi pubblichiamo la quinta puntata del nostro approfondimento sulla storia degli effetti speciali al cinema, con cui ripercorriamo alcuni dei momenti più memorabili passati per il grande schermo.

Ancora in preda ai grattacapi generati dal gorillone King Kong , gli spettatori quello stesso anno, il 1933, si trovarono a fare i conti con un altro emblematico personaggio figlio dei progressi fatti nel campo degli effetti speciali: L’uomo invisibile di James Whale. Incredibile l’effetto che ancora oggi generano le immagini di questo “uomo-fantasma” la cui incorporeità è resa “visibile” dai vestiti e dalle bende che indossa che prendono a girare per le stanze con un effetto che diverte ancora lo spettatore di oggi. A essere utilizzata questa volta è la tecnica della doppia esposizione che consisteva nel sovrapporre più riprese realizzate in fasi successive. Prima di tutto si riprendeva (davanti a uno sfondo completamente nero) l’attore vestito a sua volta completamente di nero (testa compresa!) e con addosso solo l’indumento che si voleva si vedesse sullo schermo. Poi si riprendeva la location nella quale aveva luogo la scena stessa e infine si sovrapponevano (manualmente) le due scene così da ottenere l’effetto di una camicia vagante nel bel mezzo di una stanza. Insomma per molti versi la stessa procedura realizzata oggi in digitale con il green screen!

L’uomo invisibile

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