Il primo disegno animato della storia del cinema è Humorous Phases of Funny Faces (1906), realizzato dal caricaturista inglese Stuart Blackton. Il corto sfrutta uno dei “trucchi” più riusciti dell’artista francese Georges Meliès, uno dei padri fondatori della settima arte, che per primo ha l’idea di creare un effetto straniante facendo sparire o comparire oggetti sullo schermo, semplicemente stoppando e riavviando la macchina da presa durante l’azione. Si inizia a sfruttare, dunque, quella che sarà poi definita la tecnica del “passo uno” (meglio conosciuta come stop-motion o frame by frame: con la macchina da presa si impressiona un fotogramma alla volta e per rendere fluida la ripresa sono necessarie 24 pose al secondo per il formato cinematografico).

Come potete vedere qui sotto, i primi protagonisti di un cartoon (Humorous Phases of Funny Faces di Blackton del 1096) sono due mezzibusti disegnati con un gessetto su una lavagna (vediamo la mano che li realizza dissolversi come per magia!) un paffuto signore e un’elegante dama, che ammiccando al pubblico, spariscono nel fumo del sigaro di lui e vengono cancellati da una spatola per lasciare posto a un tipico gentleman con tanto di frak e bombetta…

Nel 1908, arriva nelle sale il corto Fantasmagorie (Fantasmagoria), di un francese aiutante di un illusionista, Émile Cohl, che perfeziona e sviluppa la tecnica di Blackton, disegnando su fogli bianchi e aumentando l’effetto realistico.

Nel 1919 Cohl realizza il corto Le canard en ciné, che viene realizzato con la tecnica del découpage (si ritagliano i disegni e si muovono senza alterarne la fisionomia), che è la stessa utilizzata da Quirino Cristiani, un artista argentino di origini italiane che nel 1917 porta nelle sale il primo lungometraggio della storia dell’animazione: El Apóstol. Il film dura circa un’ora e la trama sviluppa una divertente satira politica. Tematiche simili sono diffuse in molti paesi europei che in questo periodo si cimentano con i cartoon. L’animazione, però, diventa campo di studi anche per le avanguardie artistiche, specialmente dell’Espressionismo tedesco. Esponente di spicco di questa corrente, nel campo dell’animazione, sarà Lotte Reiniger, che nel 1928 porterà nelle sale un meraviglioso corto basato sulle Mille e una notte, realizzato con la tencnica delle ombre cinesi: Le avventure del principe Achmed.

L’artista espressionista Lotte Reiniger, come vedete qui sotto, usa la centenaria tecnica delle ombre cinesi (rivisitata) per realizzare il visionario corto Le avventure del principe Achmed. La sequenza qui sotto anticipa di molti anni gli incubi del piccolo Dumbo di Disney (1941).

In Italia il cinema d’animazione non prende piede tra le menti “più illuminate”, che snobbano il linguaggio come accade anche per i fumetti (che largamente ispirano i primi animatori tanto quanto le “comiche” o slapstik americane di Chaplin o Buster Keaton) perché considerano entrambi espressioni di serie B. I colleghi futuristi dell’Unione sovietica, come Vladimir Majakovskij e Dziga Vertov, invece abbracciano con entusiasmo le possibilità offerte dalle nuove scoperte tecnologiche. Vertov addirittura inserisce disegni animati all’interno dei suoi cinegiornali!

È in America, d’altra parte, e in particolar modo nelle decine di piccoli studi d’animazione (che in realtà erano anche pubblicitari) di New York (patria dei cartoons prima dell’esplosione disneyana a Hollywood) che il cinema d’animazione trova il suolo più fertile. Non è un caso, infatti, che il primo personaggio innovativo, il primo “divo” del mondo dell’animazione sia un gatto statunitense: Felix The Cat di Otto Messmer, uno dei cartoonist del piccolo studio newyorkese di Pat Sullivan (a causa della schiva modestia di Messmer, il produttore fino agli anni Sessanta è stato erroneamente ritenuto il creatore di Felix: si tratta del più duraturo caso di appropriazione indebita) le cui avventure approdano sul grande schermo nel 1917.

Il serial Felix the Cat, il personaggio creato da Otto Messmer, debutta nel 1917 e compare per la prima volta nei cinegiornali Paramount Screen Magazine, come vedete qui sotto.

Il simpatico gatto nero conquista anche l’Europa (specialmente la Gran Bretagna) e Sullivan supporta il successo del personaggio con abili manovre di merchandising, che verranno presto imitate da Roy Disney (fratello e socio di Walt, che si occuperà del marketing aziendale della Casa di Topolino, scomparso di recente). A dire il vero il fenomeno gadget non è l’unico elemento che ispirerà il nascente gruppo californiano. Non sono pochi, infatti, i rimandi a Felix riscontrabili nei futuri personaggi Disney, tra cui Mickey Mouse (Topolino)…

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