Mentre i serial comici d’animazione di Warner e MGM spopolano mettendo in ombra la Casa di Topolino, Disney mette in cantiere un altro progetto pronto a rivoluzionare per l’ennesima volta il mondo dei cartoons: Biancaneve e i sette nani. Una sera del 1934 Walt Disney invita i suoi dipendenti a cena. Durante il banchetto, il presidente prende la parola, si alza in piedi e inizia una pantomima (canzoni comprese) di un adattamento della celebre fiaba dei fratelli Grimm. La presentazione dura circa due ore. Alla fine nessuno può ammettere di avere le idee chiare. Ma una cosa è certa: l’entusiasmo e la determinazione di quell’uomo contagiano i suoi collaboratori che per i successivi tre anni lavoreranno senza sosta al progetto. L’opera diventerà infatti il primo lungometraggio d’animazione di successo della storia del cinema. Gli animatori Disney si fermano solo per mangiare e dormire qualche ora, vivono per Biancaneve e mentre il tempo passa, il budget continua a lievitare e nell’ambiente le ambizioni della casa di Topolino cominciano a diventare una barzelletta (il film viene canzonato come “la follia di Disney”!) anche tra le mura “domestiche” scoppiano i malumori. Roy e Lillian, fratello e moglie di Walt, tentano di dissuaderlo, ma niente riesce a fermarlo. Neppure le casse vuote della sua impresa. Pur di portare in sala la sua creatura da un milione e mezzo di dollari (una cifra astronomica per l’epoca!), egli ipoteca addirittura la propria casa. Una determinazione che l’artista, d’altra parte, dimostra fin dalla fondazione (nel 1923) dell’azienda che porta il suo nome. I suoi primi progetti da animatore naufragano sistematicamente a causa dell’insolvenza dei distributori. Così Walt si rimbocca le maniche e insieme al fratello decide di fondare un’azienda tutta sua senza dover più dipendere da qualcun altro e perseguire ogni obiettivo senza interferenze. Un atteggiamento che non muta nel tempo. Per Biancaneve, infatti, Walt Disney non bada a spese neppure per la Prima, nonostante il disappunto dei suoi stessi familiari: il 21 dicembre 1937 in un Carthay Circle Theatre trasformato per l’evento in una Disneyland ante litteram (attori vestiti da nani, Topolino, Minnie e Paperino, scenografie imperiose…) accorre tutto lo star system di Hollywood. Alla fine della proiezione, il pubblico commosso acclama Disney con una standing ovation: la pazzia si è trasformata in trionfo! Il merito è stato soprattutto quello di aver intuito e portato alla fase matura le potenzialità dell’animazione. Grazia al sapiente uso del rotoscopio (che permetteva agli animatori di ricalcare una pellicola girata in precedenza da attori in carne e ossa) Biancaneve, i nani e la strega hanno fattezze e movenze così realistiche da regalare al pubblico emozioni da live-action!

Quanti bambini avranno tremato di fronte alle immagini dell’inquietante strega Grimilde, che persuade Biancaneve a prendere la mela avvelenata? Guardate questo estratto da Biancaneve e i sette nani (Disney, 1937).

Il film riceve anche il plauso della critica: nel 1938 agguanta il Grande Trofeo d’Arte della Biennale al Festival di Venezia e nel 1939 vince l’Oscar speciale dell’Academy. Grazie a Disney l’animazione conquista il pubblico adulto e non smette di stupirlo. Disney, dunque, conferma con Biancaneve la determinazione che contraddistingue il suo lavoro fin dagli esordi.

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